2016 anno bisesto

martedì 29 luglio 2014

Verità storiche: le coordinate invisibili - 3



Consideriamo un avvenimento storico e la sua "versione convenzionale". 
Di solito vengono considerate:
1) - le cause immediate o scatenanti
2) - le cause remote

Prendiamone uno di attualità: lo scoppio della prima guerra mondiale.
Le cause scatenanti sono troppo evidenti per negarne la realtà: nel nostro caso, la causa immediata e', senza dubbio, l'attentato all'erede al trono austroungarico a Sarajevo. 
Per quanto riguarda invece le cause remote, solitamente, nel mondo ufficiale degli "esperti", si elencano una serie di avvenimenti, ovvii, sfumati e generici: e qui abbiamo la prima azione  fuorviante di neutralizzazione per impedire che si scoprano i veri motivi per cui questa guerra è scoppiata. 
Naturalmente su questo argomento ( la prima guerra mondiale ) si sono scritti migliaia di libri, si sono fatti migliaia di servizi televisivi e centinaia di migliaia di ipotesi: nazionalismi, la "revanche " francese contro l'imperialismo tedesco, la paura del socialismo nelle classi abbienti, predominio delle caste militari, desiderio di riscatto del proletariato... Se però  si va a fondo non emergono mai conclusioni precise. Le ipotesi si lasciano fluttuare, una vale l'altra, sono tutte sullo stesso piano. Se seguiamo le tesi del "politically correct" alla fine ci troviamo con un pugno di mosche e possiamo solo abbandonaci alle rievocazioni  retoriche ed emotive. Così ogni anomalia sarà azzerata....
Altre ipotesi, più concrete, che disturbano il pensiero debole, sono accuratamente celate. Ed è quello il momento di incominciare.
Incominciare a cercare le Coordinate Invisibili.

Iniziamo facendoci delle domande con un "brain-storming ":
- perché  una guerra, nel cuore di un continente ( l'Europa) ricco e civilmente avanzato, relativamente al resto del mondo?
- perché una guerra, dove non c'era crisi economica grave, dove c'erano già un'industria fiorente e una globalizzazione virtuosa (attraverso le colonie), dove pareva esserci una certa stabilità sociale ("valori" comuni condivisi), in un continente che era -in un certo senso - il " gendarme del "mondo" di allora e ne garantiva l'equilibrio ?
- perché una guerra, dove si stavano delineando, con i sindacati e i partiti politici, welfare, equità e giustizia sociale?
- e naturalmente la domanda principale: CUI  PRODEST?

A quest'ultima domanda possiamo subito rispondere: 
- a chi voleva bloccare un processo positivo per l'Europa prima che arrivasse a un punto di non ritorno, difficile da contrastare,
- a chi interessava sostituirsi nella gestione del potere per  imporre la propria volontà, la propria visione del mondo, diversa da quella vigente.

Qual era il potere vigente in Europa? 
Naturalmente quello dei due principali Imperi, il Russo e l'Asburgico, imperi che avevano caratteristiche particolari: erano l'opposto del nazionalismo serpeggiante, non basavano la loro economia sull'utilitarismo puro di stampo capitalistico e difendevano una visione religiosa della storia. Stesso atteggiamento che, con le dovute differenze di tradizioni e civiltà, nel medio Oriente, veniva fatto dall'Impero Ottomano
Qual era il potere che a questi Imperi si opponeva?
C'era il giovane Impero Tedesco che nasceva da presupposti nazionalisti a differenza dei primi tre, c'era la Repubblica Francese che era risorta dalle ceneri di una Rivoluzione, contraria all'unione di Trono e Altare, c'era il mercantilismo dell'Impero Inglese  di matrice  prepotentemente utilitaristica, e, lontano, un'America in fermento.
Tutte realtà basate su forti caratteristiche "nazionali" e " laiche".
Incrociamo queste Coordinate  invisibili  con la presenza di un potere nascosto e trasversale all'Europa e al mondo, un potere che poteva unire militari, imprenditori, industriali, principi "illuminati", borghesi e progressisti di ogni genere. Un potere che voleva abbattere lo status quo per ricostruire un "mondo nuovo" con altri presupposti: ed ecco delinearsi una versione "non tradizionale" sullo scoppio della prima guerra mondiale che molto difficilmente i libri di storia riportano.
Guerra che distrusse l'Europa in una carneficina senza uguali, che precipitò l'intero continente nel " mondo nuovo" del nazismo dei campi di sterminio e del comunismo dei gulag e, che se ci si illudeva potesse avere uno scopo positivo, non lo raggiunse.
Eterogenesi dei fini.
Ma oggi, questi pericoli, sono scomparsi?
Provate a raggiungere una risposta identificando le coordinate nascoste, partendo da un fatto d'attualità

lunedì 28 luglio 2014

Verità storiche e Teoria del Complotto - 2




Come verificare la veridicità di un fatto storico?
Ovviamente in modo razionale.
Ritorniamo per un momento ad alcuni punti della "teoria del complotto".
Gli scettici davanti a una versione storica " creativa" o alternativa sostengono che:
  1. Non è sostenuta da prove sufficienti.
  2. È formulata in modo tale da essere non verificabile.
  3. È complessa in maniera improbabile.

I difensori di questa versione rispondono puntualizzando che:

A) - Le persone potenti coinvolte nella cospirazione nascondono, distruggono od offuscano le prove.
B) - Gli scettici non sono dotati di una sufficiente apertura mentale.
C) - Gli scettici potrebbero essere politicamente motivati o avere interesse a mantenere lo status quo.

Cominciamo dal punto A:
 se abbiamo fonti storiche ben precise, suffragate da testimoni oculari è giusto confutare le versioni " creative" e alternative a un fatto storico che poggiano su fonti e documenti dubbi o inesistenti, non è questione di "offuscare le prove", se non ci sono i presupposti.

Punto B:
L'affermazione A spiazza anche chi sostiene che  che gli scettici possano essere ristretti di mente o amanti dello status quo: le loro confutazioni invece hanno un fondamento logico e razionale poiché certe versioni non sono sostenute da prove sufficienti. Si possono, infatti, fare mille congetture, come insegna la matematica, ma poi bisogna dimostrarle. E fino a dimostrazione avvenuta rimangono solo congetture prive di veridicità. Solo le versioni di un fatto storico che possono essere dimostrate o avallate da fonti sicure possono essere accettate.

Punto C:
Infine, pur potendoci essere dimostrazioni attendibili di una versione "alternativa" se esse  si rivelano troppo cervellotiche - andando contro al principio  del "rasoio di Occam" : « A parità di fattori la spiegazione più semplice è da preferire » - e' chiaro che è' molto più accettabile un ragionevole principio di buon senso piuttosto che una spiegazione contorta.
Facciamo un esempio: se abbiamo davanti a noi un manufatto tecnologico, una televisione o un computer, sarà più ragionevole sostenere che sono stati fatti dall'uomo piuttosto che tirare in ballo il Caso che nelle sue innumerevoli combinazioni acefale, rimestando, magari, un Brodo Primordiale, ha confezionato tali oggetti.

Queste, comunque sono solo delle considerazioni preliminari, poi ci sono quelle che si possono definire le "Coordinate invisibili" o gli "Indizi silenziosi" e vedremo cosa sono nel prossimo post.


martedì 22 luglio 2014

L'attività del blogdicrabba - Indice degli argomenti



"Questa è una mela..."

....puoi dire che è un arancio?
 Eppure...: 
"Fuochi verranno attizzati per testimoniare 
che due più due fa quattro.
Spade saranno sguainate per dimostrare che
 le foglie sono verdi in estate". ( Chesterton)
 
           
san Tommaso d'Aquino
Questo sito internet è un blog personale e non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della 
legge n. 62 del 7.03.2001

L'Eterogenesi dei fini
"Amoris laetitia" ed altre storie"
I "nostri" valori
Gli dei di bronzo e sasso
La guerra alle Favole
Considerazioni non politicamente corrette
Adeguarsi ai tempi - L'uomo di "oggi"
Il "Mondo Nuovo"
Il Piano Schlieffen, ovvero una lezione...
L'Europa delle Padelle Lucide
Utopia o Distopia ?
Gite, ovetti e leprotti bisestili
Corsi e ricorsi vichiani: nella diversita....
Libertà di parola e d'opinione
Pascoli e Circhi
Un pensiero non cattolico
Laicismo e laicismo...
L'Iperbole e la Macchina
INTRAPRENDERE
Il Grande Sogno dell'Occidente
La guerra contro il Presepio
L'Arte, l'Anima e la UE
La caduta del Muro
Lumi, luce, oscurità 
Pio X I cannoni d' agosto e la guerra per fare la pace
Le architetture fasulle
Il "Mondo Nuovo" ovvero Il Migliore Dei Mondi Possibili
Europa e Radici
Verità storiche: le coordinate invisibili - 3
Verità storiche e Teoria del complotto -2
Verità storiche e Teoria del complotto -1
L'ignoranza della storia: non sapere cosa è stato il passato...
Historia magistra vitae? Verità, manipolazioni, oblii : la fine del romanzo storico - 2: la risposta
Historia magistra vitae? Verità, manipolazioni, oblii : la fine del romanzo storico - 1: la domanda
Concilio sì, Concilio no - L'ermeneutica della continuità o della discontinuità?
Jan Vermeer di Delft - un caso misterioso
Costantino e dintorni
Legge naturale
Filosofie 1
Messale si, messale no
Libertà 2 - Alberi e alberi
I "campi aperti" e altre considerazioni
Libertà 1
Francisco Goya - I disastri delle guerre e delle rivoluzioni
“El sueño de la razon produce monstruos”
Hannah Arendt
VACLAV BELOHRADSKY: Austria felix, Europa felix?
Mayerling
GRETA - la storia
I cannoni d'agosto
Vai su : www.incontralarte.it - visita il sito
BATYA
SOPHIE
GRETA
La mia saga 


Tutte le immagini sono tratte da Wikipedia e sono di Pubblico Dominio o appartengono all'autrice del  blog


domenica 13 luglio 2014

Verità storiche e Teoria del Complotto - 1





Stabilire la veridicità di un fatto storico, non è cosa da poco.Ci sono le fonti, naturalmente: documenti e testimonianze difficilmente contestabili, ma tutto ciò - e nel XX secolo ne abbiamo avute  prove eclatanti - può essere confutato da "verità costruite" ad arte.
Naturalmente questo modo di affrontare la veridicità di un fatto storico, in cui si prospetta la possibilità di manipolazioni, viene spesso indicata come la "Teoria del complotto".
Secondo  Wikipedia.    la locuzione "Teoria del complotto "(o della cospirazione) è : "una  teoria che attribuisce la causa prima di un evento o di una catena di eventi (in genere politici, sociali o talvolta anche naturali) a un complotto o una cospirazione. Questo tipo di ricostruzione sovverte spesso il senso comune o la verità comunemente accettata."

Ormai, però i media hanno quasi istituzionalizzato questo approccio alle verità storiche, o perché è trendy ipotizzare versioni alternative  di un fatto anche da un punto di vista accademico, o perché ci si mette il cinema, la fiction, la spy story, a contestarlo.
Possiamo far risalire questo approccio alla mentalità relativistica che si è venuta costituendo sempre più spiccatamente dopo la seconda guerra mondiale, mentalità che pone tutte le opinioni sullo stesso piano, prediligendo quelle che, di volta in volta, sono  appannaggio del " politically correct" di una maggioranza o di una minoranza particolarmente attiva, salvo, poi, rivolgersi ad altre opinioni più incisive  in un momento successivo.

(Wikipedia) "Nel giustificare la classificazione di una teoria come "Teoria del complotto", si tende logicamente a sollevare principalmente le seguenti obiezioni alla teoria:

Non è sostenuta da prove sufficienti.
È formulata in modo tale da essere non verificabile.
È complessa in maniera improbabile.
I difensori rispondono puntualizzando che:

Le persone potenti coinvolte nella cospirazione nascondono, distruggono od offuscano le prove.
Gli scettici non sono dotati di una sufficiente apertura mentale.
Gli scettici potrebbero essere politicamente motivati o avere interesse a mantenere lo status quo.

Gli storici generalmente usano il termine cospirazione per indicare una cospirazione reale e provata o, quanto meno, seriamente plausibile e con alcuni solidi elementi a supporto. Il termine "teoria del complotto" viene invece usato, in ambito sociologico, per indicare le cospirazioni solo presunte ma non dimostrate da alcunché. Lo storico Richard Hofstadter, nel saggio The Paranoid Style in American Politics del 1964, sostenne che la paranoia e la convinzione dell'esistenza di complotti hanno caratterizzato la storia degli Stati Uniti d'America fin dalla rivoluzione americana.**

Le cose sono complicate dal fatto che gruppi o individui potenti possono avere interesse nel cercare di screditare coloro i quali li accusano di crimini reali o immaginari. L'etichetta di "Teoria del complotto" è stata utilizzata per squalificare, schernire e denigrare il dissenso politico o sociale, ad esempio quando una potente figura pubblica viene accusata di corruzione.


In una situazione di questo  genere diventa più arduo stabilire una verità storica o le sue reali conseguenze. Ma ciò si può fare. Come? Vediamolo nel prossimo post.



_________________________________________
** Richard Hofstadter, The Paranoid Style in American Politics, Harper's Magazine, novembre 1964, pp. 77-86.
^ Richard Hofstadter, Paranoid Style in American Politics, Vintage, 1973, ISBN 0-394-70385-5, 9780394703855

venerdì 4 luglio 2014

L'ignoranza della storia: non sapere cosa è stato il passato...


Quando si riportano cose per “sentito dire” senza interpellare testimoni oculari o fonti attendibili,  si cade, molto spesso in marchiane  inesattezze (e  spesso è un eufemismo).

Interessanti a questo proposito le riflessioni di  p. Ariel S. Levi di Gualdo su Riscossa Cristiana  : .. “Sempre più tremende suonano nella mia mente le parole: «Quando il figlio dell’uomo tornerà, troverà ancora la fede sulla terra?» [Lc 18, 8]”..."Uscendo dal confessionale di una chiesa parrocchiale dove mi trovavo ad amministrare il Sacramento della Penitenza e della Riconciliazione, fui raggiunto dalla voce di un giovane confratello che stava facendo l’omelia al Vangelo. E parlando di tutto fuorché del Vangelo appena proclamato, tra pseudo storicismi e audaci sociologismi giunse infine a questo proclama: «Con la nuova Pentecoste nata col Concilio Vaticano II, che decise di rompere con la precedente Chiesa non più proponibile per la società moderna, le chiese ridotte a quattro vecchiette che durante un rito  incomprensibile biascicavano il rosario, si riempirono di giovani» ... continua a leggere qui
(da: "Corrispondenza Romana )


 Finito di leggere, puoi meditare le parole pronunciate da Papa Paolo VI nell'omelia dell' 8 dicembre 1966  a proposito del Concilio Ecumenico Vaticano II:
".....Un secondo dovere succede a quello della riconoscenza, ed anche questo subito noi promettiamo di compiere; ed è la fedeltà al Concilio. Esso ci impegna. Dobbiamo comprenderlo; dobbiamo seguirlo. E, professando questo proposito di fedeltà a quanto il Concilio c’insegna e ci prescrive, sembra a Noi doversi evitare due possibili errori: primo quello di supporre che il Concilio Ecumenico Vaticano Secondo rappresenti una rottura con la tradizione dottrinale e disciplinare che lo precede, quasi ch’esso sia tale novità da doversi paragonare ad una sconvolgente scoperta, ad una soggettiva emancipazione, che autorizzi il distacco, quasi una pseudo-liberazione, da quanto fino a ieri la Chiesa ha con autorità insegnato e professato, e perciò consenta di proporre al dogma cattolico nuove e arbitrarie interpretazioni, spesso mutuate fuori dell’ortodossia irrinunciabile, e di offrire al costume cattolic..."o nuove ed intemperanti espressioni, spesso mutuate dallo spirito del mondo; ciò non sarebbe conforme alla definizione storica e allo spirito autentico del Concilio, quale lo presagì Papa Giovanni XXIII. Il Concilio tanto vale quanto continua la vita della Chiesa; esso non la interrompe, non la deforma, non la inventa; ma la conferma, la sviluppa, la perfeziona, la «aggiorna»...."

ecco, appunto: l'ignoranza delle fonti e della storia...

giovedì 19 giugno 2014

Historia magistra vitae? Verità, manipolazioni, oblii : la fine del romanzo storico - 2: la risposta

        
Toulouse Lautrec - Moulin Rouge          
 
    soldati tedeschi - guerra '14 - '18


Gianbattista Vico, tra il Sei e il Settecento, elaborò la teoria dei " corsi e ricorsi storici". Questa teoria - semplificando al massimo -  sosteneva che  nella Storia umana, processi storici simili si ripetessero ciclicamente e quindi, salvate alcune variazioni minori indotte dai popoli, dai costumi e dalle circostanze  mutate dei tempi, tali processi si potevano prevedere con un certa sicurezza e, con loro, lo sbocco che avrebbero potuto avere in seguito.

Questa teoria dei "cicli ricorrenti" . stabilendo costanti, permette di attribuire una base scientifica alla ricerca storica, nella misura in cui si riesca a estrapolare una serie di parametri e discriminanti comuni -  costanti e variabili, appunto - per definire e catalogare le diverse epoche, per poi passare a  elaborare modelli matematici. Inoltre permette di "disegnare" con una certa discreta approssimazione il " ritratto" di un certo popolo o di una certa nazione e pronosticare le loro  vicende future.
Di più: raccogliendo gli indizi più diversi tramite un’indagine approfondita si può ricostruire un intero quadro storico: i motivi, le cause e anche (con vere basi storiche, naturalmente, e   non certo con le" invenzioni creative" che abbiamo visto usare  negli ultimi anni, con molta disinvoltura, dagli scrittori di  "fantastoria")   i burattinai nell’ombra…
Come un teorema matematico.
Si può condividere più o meno una teoria del genere: certo è - difficile controbattere -  che i "corsi e i ricorsi" non mancano anche nella  Storia più vicina a noi : quella, per intenderci, degli ultimi  sei, sette secoli, ma non solo quelli. Seguendo il metodo storiografico di Vico il romanzo storico, sia esso proiettato nel passato, nel presente e - perché no? - nel futuro ha solide basi e garanzie di veridicità.
 




Una prova possiamo averla leggendo il divertente romanzo di Chesterton: "L'osteria Volante", prova vivente che la "psicostoriografia" di Isaac Asimov non è un'opinione..
Conoscete? "L'osteria Volante" ?. Ne avete vagamente sentito parlare? Se sì, c'è ancora speranza per il Romanzo Storico. Ma non ci scommetterei...
E guardiamo quello che succede  in questi ultimi anni: forse è proprio perché la teoria di Vico ha un suo fondamento che oggi  la Storia è  fatta sottostimare apposta. Sembra spesso che ci sia il tentativo subliminale, da parte di alcuni gruppi che ne hanno interesse, di fare " dimenticare" la vera Storia alle nuove generazioni in modo che non comprendano in che direzione sono condotte, in quali vecchi errori, vestiti a nuovo, sono trascinati da chi vuole approfittare dell'ignoranza altrui per fare il proprio vantaggio….
Sono note certe "invenzioni creative" che hanno costellato nei decenni passati, libri di testo di storia  nelle nostre scuole e che hanno sollevato più di una protesta.
 
Osserviamo, per esempio, la sordina che è stata messa proprio nel suo centenario (1913/14- 2013/14) alla Grande guerra. Celebrazioni? Molto inadeguate.  Libri e Pagine di giornali?  Convenzionali.   Fiction? Scarse e poco pubblicizzate, per lo più di maniera. Sempre e comunque ricostruzioni di “luoghi comuni”, mai critiche o contradditorie…
E  la Belle Époque? Il periodo che preparò la Grande Guerra? Chiedete agli studenti medi, quelli che frequentano quelle scuole dell’obbligo che dovrebbero  gettare le basi per i cittadini di domani: ignoranza quasi assoluta. Eppure la Belle Époque assomiglia terribilmente al mondo occidentale di oggi e  i riferimenti alla cultura, ai problemi sociali e del lavoro, alle crisi economiche, alla politica, alla finanza, alla necessità di fonti energetiche di allora, assomigliano in modo impressionante a quelli odierni.

Non parliamo poi della Storia antica: i popoli del Mediterraneo, dagli Egizi ai Romani: chi ha buone basi? E’ tanto se si balbetta di Piramidi e Sfingi. Fidia? Chi era costui?
Stessa fine fanno la Storia dell'Arte, della Musica, del Costume, doverosi e necessari arricchimenti alla Storia propriamente detta. (Conoscete qualche genitore che non abbia detto a suo figlio che frequenta le scuole medie: "Non preoccuparti dei voti di Arte e di Musica, tanto sono materie di serie B...)
Eppure si tratta dell’infanzia delle nostre radici, del nostro essere nel mondo…storia di cui sono a conoscenza solo gli addetti ai lavori e spesso in modo non completo appunto perché figli di una preparazione lacunosa.

Il Romanzo storico, melange  di Storia, avventure e sentimenti è capace di  fare rivivere mondi, di dipingere scenari di verità, aprire porte dimenticate...
Ma il Romanzo storico, in quest'ultimo decennio,  è la principale vittima di questo andazzo soprattutto in Italia : è guardato con sospetto, perché con le sue vicende potrebbe avvincere, e avvincendo allargare gli orizzonti asfittici del politically correct, e aprire strade proibite, e seminare dubbi, e risalire a paragoni imbarazzanti, e creare cerchi nell’acqua stagnante, in parole povere : far pensare. Peccato gravissimo, oggi. Oggi non si deve pensare troppo, riflettere e sapere. L'uomo della strada non deve sapere.
Perché sapendo, si controlla.

Appunto, come si è detto nel precedete post citando Orwell: Chi controlla il passato controlla il futuro e chi controlla il presente controlla il passato”…




domenica 15 giugno 2014

Historia magistra vitae? Verità, manipolazioni, oblii : la fine del romanzo storico - 1: la domanda.



Willem de Kooning - Rotterdam

Dov’è finito il romanzo storico italiano? O meglio, facciamoci  prima la domanda “a monte” : dov’è finita la Storia in Italia?


Come ribadisce bene anche Franco Cardini, la Storia, (e io aggiungo anche la Storia dell’Arte, della Musica, del Costume che non sono altro che un arricchimento della prima) come materia di ricerca e di studio  è quasi del tutto scomparsa, specialmente nelle scuole, o meglio è spesso usata per fini diversi dalla sua vera vocazione  : Purtroppo, anche la Storia come materia di studio, resa “noiosa” da una pletora d’insegnanti inadeguati, è sparita da quel bagaglio di conoscenze imprescindibili per un uomo che possa dire di disporre di una “cultura… (omissis)… E stendiamo un velo pietoso sia su chi vorrebbe che certi fatti non venissero indagati affatto e su chi ha reso la materia una sorta di necrologio, una contabilità di morti da addebitare all’avversario ideologico, a lode e gloria eterna di un “presente” liberaldemocratico concepito come ‘sospeso’ al di fuori dal tempo e perciò al di fuori di ogni “giudizio storico”…. [1]

Poiché ha la nomea di “materia noiosa”, lo studente medio italiano e anche l’italiano, in generale, non ne coglie più l’importanza fondamentale, ne tralascia totalmente lo studio, se ne fa un vanto della sua ignoranza, non capendo di cancellare così le sue radici e, con loro,  il suo essere sé stesso.
Chi dimentica il passato è condannato a riviverlo dice Primo Levi, e Paolo Tognina[2] ricorda il filosofo Bernard Henry-Lévy che ha scritto: “Sapete come si fa a uccidere un uomo due volte? Dimenticando di averlo già ucciso una volta
Orwell è ancora più preciso :” Chi controlla il passato controlla il futuro e chi controlla il presente controlla il passato”.
E’ forse in quest’ultima frase che evidenzia drammaticamente la spiegazione di questo fenomeno presente da tempo in maniera macroscopica in Italia, ma di cui non fu  indenne l’ Unione Sovietica  e, ora, da qualche tempo, anche l’Europa del “politically correct”  con il resto del mondo.

E questo lo si vede dal diradarsi, se non dallo sparire, del romanzo storico, in favore di un  discutibile genere letterario : la “fantastoria”, dove, i romanzi e le fiction vengono ambientati in vaghi scenari, dove sono elaborate teorie  storiche, spiegazione degli eventi umani, con dati ed episodi del tutto privi di obbiettività scientifica e fondamento reale, in favore di teorie inventate e del tutto prive di verità.
Isaac Asimov, un fisico e grande scrittore di fantascienza, ha messo  invece in evidenza, nel suo grande ciclo della “Fondazione” (un classico capolavoro della fantascienza), come sia determinante la conoscenza approfondita e puntuale della storia.

Egli ha compiuto l’operazione inversa di quella che oggi la “fantastoria” si propone: nel mondo immaginario di una Federazione Galattica, lontana anni luce dalla nostra epoca, egli ci presenta la geniale figura di Hari Seldom, Primo Oratore  della Federazione. Hari è un professore di “Psicostoriografia”, una sorta di scienza della Storia che permette di prevedere gli eventi futuri, attraverso l’analisi dettagliata e scientifica dei  fatti del passato e permette di condurre a buon fine - verso la verità dell’uomo -  le ricerche, gli obbiettivi e le sorti dell’intera galassia.

Asimov, russo per nascita e americano d’adozione,  non ignorava quello che accadeva in quegli anni nell’Unione Sovietica, dove, ciclicamente, si spedivano a casa di ogni possessore dell’Enciclopedia Sovietica le pagine che occorreva sostituire  per una “corretta” visione di cronaca e storia, e volle, così, in quei lontani anni, sottolineare l’importanza della verità storica.

Ma oggi qualcosa sta cambiando, e in peggio.
I diversi concetti di storia presenti finora nella storiografia [3]potevano essere sintetizzati nelle due grandi visioni della storia: o come processo in continua evoluzione o come processo compiuto di cui il presente è il punto di arrivo o di arresto. Nel primo caso la storiografia era concepita come "ricerca", mentre nel secondo caso diventava "archivio dei fatti" o "raccolta".

Per Francis Fukuyama[4] invece ciò non è corretto: nella sua pubblicazione "La fine della Storia" essa viene concepita come storia unidirezionale e universale dell'umanità, una pretesa di rintracciare nella successione degli eventi una loro profonda finalità: cicli e discontinuità degli eventi vengono compresi in questa concezione complessiva della storia nel suo insieme: i motori del processo storico sono lo "spirito della scienza", ossia la tendenza dell’uomo a evolvere il proprio modo di vivere attraverso le conoscenze e le scoperte tecnologiche, e il "desiderio di riconoscimento", ovvero la sua vocazione a vedersi riconosciuti la sua identità e i suoi diritti da parte dei propri simili. Fukuyama vede nella forma di stato ispirata al liberalismo democratico come  l’ultima possibile per l’uomo, e anche la più perfetta: essa non può infatti degenerare in niente di peggio, ed essa stessa non è degenerazione di nessun’altra forma politica. La storia si muove verso il progresso e il progresso tecnologico e industriale è stato assicurato, guidato ed indirizzato dal  capitalismo  in ambito economico. Il capitalismo ha il suo corrispettivo politico nella democrazia liberale, sia perché questa è meglio compatibile con il governo di una società tecnologicamente avanzata, sia in quanto l'industrializzazione produce ceti medi che esigono la partecipazione politica e l'uguaglianza dei diritti. (Volendo volgarizzare e semplificare al massimo, un ritorno all'ottocentesco concetto delle "magnifiche sorti e progressive...". Positivismo insomma, con un pizzico di tecnologia futuribile... )

Da queste ed altre considerazioni del suo saggio filosofico, Fukuyama arriva a fondere la  Storia in un relativismo culturale per cui nessuno dei diversi modi di vivere e di pensare propri dei diversi habitat umani è superiore ad un altro e non esiste una "cultura umana", ma diverse culture proprie dei diversi ambienti: radici, conoscenze, culture, costumi, religioni vengono azzerate in un magma indistinto dove la storia universale è il cammino unidirezionale e tendente al progresso che tocca tutti i popoli.

Se davvero l’Arte, figurativa e non, molto spesso intuisce e preannuncia, prima che accada, o rappresenta nella sua essenza, un momento della storia umana, nulla meglio dell’arte informale di un Dubuffet, di un Fontana, di un Burri e una canzone dei Beatles : “Imagine” , definisce al meglio la nostra epoca. Ma queste letture sono giuste?  O un po' inquietanti ? Al prossimo post la risposta.





[3] La storiografia è in senso letterale la descrizione (in greco graphia, da graphè, "descrizione") della storia e comprende tutte le forme di interpretazione, dalla trattazione e trasmissione di fatti e accadimenti della  vita degli individui e delle  società del passato storico all interpretazione che ne danno gli storici. Tra le discipline scientifiche e letterarie, la storiografia è forse quella più ostica da definire, poiché il tentativo di  scoprire e conoscere  gli eventi accaduti nel passato, formulandone un resoconto ( logos)   intelleggoibile, implica necessariamente l'uso e l'influsso di numerose discipline ausiliarie.