2016 anno bisesto

venerdì 9 ottobre 2015

La guerra alle favole



Cappuccetto rosso
Avete letto bene: alle Favole.
Madame d'Aulnoy, Perrault, i Grimm, Anfanasiev, Calvino, Andersen, e Altri...saranno probabilmente a breve  messi, uno per uno, sotto la lente d'ingrandimento di qualche occhiuta Commissione  ad ok,  che potrebbe essere istituita dalla UE, per vagliare la carica sessista di ogni storia. Già, ci saranno presto archetipi incompatibili con la New European Way of Life ...
Se lo fa la Francia che è la culla di ogni rivoluzione libertaria, dobbiamo aspettarcelo. Anche la UE dovrà adattarsi.
Cenerentola, per esempio o Biancaneve. Donne in attesa di un Prince Charmant: orrore! Non sono emancipate, dovranno forse in futuro seguire un Corso di Rieducazione ...In quanto all'Italia sarà permesso ai principi di essere ancora di quel subdolo colore azzurro?
Naturalmente Cappuccetto Rosso, in Francia, dicono già che è sessista. Forse per la mancata equiparazione del lupo, che essendo senziente, non può tour court essere definito cattivo. Anche lui ha le sue luci e le sue ombre, come Cappuccetto del resto. Quindi potrebbe essere ridefinito Lupo Intermedio o Lupo Così Così. È il rosso? Può cagionare dei traumi?
Cancelliamo le Favole dai libri di testo scolastico, per non avere dubbi.
In fondo le Favole rispecchiano una  saggezza popolare, tipica di una cultura oscurantista e medioevale, che in  nulla può competere con la razionalità cartesiana degli Enciclopedists. Inutile, quindi insegnarle a scuola. Al massimo potranno essere oggetto di studio in qualche corso sperimentale universitario di Filologia.
Bisogna vietare le parole ambigue. Tutto deve essere paritario e uguale, se no potrebbe essere sessista. La cultura  millenaria dell'Europa va rigenerata, riscritta. Buttata a mare, se è il caso.
Non stiamo costruendo Una Cosa Nuova?

mercoledì 16 settembre 2015

Considerazioni non politicamente corrette


La libertà guida il popolo
Clemens von Metternich


Mentre gli avvenimenti storici si allontanano nel tempo e nello spazio, l'orizzonte degli studiosi si amplia e i disegni di potere, che al loro attuarsi potevano essere nascosti o confusi da altri fatti paralleli e contingenti, cominciano a svolgersi nella loro trama precisa. La verità' storica, che spesso si cerca di occultare, emerge nel tempo in tutta la sua logica verità', quasi come un teorema matematico, alla luce del sole.
Cosi' e' per l'Europa.
Cento anni fa, alla vigilia della Prima Guerra Mondiale, non è' ormai più un mistero come  interi stati maggiori delle principali potenze europee e non pochi Governi e Capi di Stato, fossero ormai in mano a élites che chiameremo con un eufemismo "progressiste e illuminate". Due erano gli scogli principali che impedivano loro di costruire un Europa dalle magnifiche sorti e progressive come essi auspicavano: l'Impero  Russo e l 'Impero Asburgico, forgiatori millenari dell'Europa. Questi ultimi,  infatti e detenevano il primato delle radici europee e ne erano i fautori, radici che stridevano appunto con i disegni delle elites progressiste, portatori di altri "valori".
Questo fu l'occulto motivo che scateno' la prima Guerra Mondiale. Tutte le altre cause, lontane e immediate, sono belle frasi dei libri di storia ma non giustificano come una spedizione punitiva contro la Serbia a causa dell'omicidio dell'Arciduca Ferdinando a Sarajevo, si sia trasformata all'improvviso, con il domino fatale delle alleanze, in un tragico macello che cambio' il volto del continente, senza pensare all'occulta partita a scacchi che si giocava dietro le quinte.
E questa verità appare ancora più lampante se noi andiamo al secolo precedente quando furono abbattuti l'Impero del Messico e l'Impero Brasiliano di matrice europea, da un pugno di apparenti " rivoluzionari"   alla  Juarez. Dietro c'era un potere progressista, oggi non più tanto occulto, che appoggiava questi moti " popolari"...
Il gioco delle élites continuò, mascherato da rivoluzioni e governi più o meno totalitari, fino alla fine della seconda guerra mondiale quando dell'Europa di un tempo non rimanevano che i brandelli...
Poi fu l'ONU , la Guerra Fredda, la Fine della Storia di Francis Fukuyama... l'inizio del Nuovo Millennio, la nuova Russia e, oggi, l' Europa delle magnifiche sorti e progressive: crisi monetarie, sbarchi, migranti, richiedenti asilo, frontiere chiuse e aperte, Schengen, gli appelli inascoltati a  UE e ONU ...  e sullo sfondo il Medio Oriente incendiato.
La domanda è : come sarebbero andate le cose oggi se ci fosse ancora l'Impero Asburgico, la " vecchia Monarchia" con le sue frontiere comuni e i suoi valori opposti a quelli delle élites progressiste che la vollero cancellare ad ogni costo?

Lasciamo la risposta al lettore.

P.S. C'è sempre una guerra sbagliata per una " causa giusta" che porta danni, sofferenze, rovina e morte. Anche oggi.

mercoledì 22 luglio 2015

Adeguarsi ai tempi - "L'uomo di oggi"


Uno strano atteggiamento percorre, in questi ultimi anni, l'opinione pubblica dell'Occidente, con rinnovato e polemico vigore. Il volere condizionare a tutti i costi la Dottrina, o meglio il " depositum fidei" della Chiesa Cattolica, in nome di un "nuovo inizio", di un "nuovo corso" che sarebbe scaturito dal Concilio Vaticano II.
Questo "nuovo inizio"  imporrebbe una nuova "prassi" distinta dalla Dottrina per adeguare la Chiesa ai comportamenti della " maggioranza" dei cattolici. Come se la Chiesa fosse una democrazia.
La diatriba è di vecchia data, risale al 1963 con la chiusura del Concilio, (quando molte lobby avverse, dentro e fuori la Chiesa, hanno tentato - lo tentano ormai apertamente da due secoli - di dare una spallata finale alla Chiesa Cattolica, senza per altro riuscirci) ma sembrava essersi completamente attenuata, anzi sopita, con il pontificato di Giovanni Paolo II, rimanendo in sordina soltanto tra alcuni gruppi "di base", più come moda che come sostanza. In realtà ardeva sotto la cenere pronta a riemergere  in un contesto favorevole. Ed è quello che sta succedendo in questi ultimi anni prendendo spunto dal ribaltamento dell'etica perseguito dalle elites " laiche" a livello mondiale, in nome di un non meglio definito senso della " libertà ", che, dobbiamo dire, ha capovolto duemila anni di storia occidentale e che la libertà dei popoli sta, in realtà, tentando di distruggere con il " politicamente corretto".
Il problema emerso ha connotazioni squisitamente umane, in quanto considera la Chiesa Cattolica come istituzione composta esclusivamente da uomini e quindi passibile di un ridimensionamento e di una cancellazione, come ogni realtà di questo mondo. D'altra parte non si può pretendere che chi coltiva il "pensiero debole" e il relativismo possa credere in qualche cosa. Ma, eufemisticamente, potrà  al massimo credere a tutto e a niente allo stesso tempo, cioè a  nulla.
Ogni realtà del Cattolicesimo gli apparirà, nel migliore dei casi, come "mito" e, nel peggiore, come "favola della buona notte".
D'altra parte lo stesso Gesù (  vedi qui  ) aveva avvertito duemila anni fa i suoi di quello che sarebbe successo e che , soprattutto oggi, sembra avverarsi in ogni particolare.
Il problema di fondo, a questo punto, è capire la natura trascendente della Chiesa. 
Chi ci crede non può che considerare questa tappa storica come il compiersi  di un'altra fase, molto significativa, del realizzarsi del Regno Messianico. Chi non ci crede persegue i suoi scopi di  capovolgimento epocale, pensando di poter addomesticare quella parte della Chiesa più docile, ai suoi fini, e trasformarla in un "instrumentum regni".* E  distruggendo quella parte che docile ai suoi fini non è, prima con una campagna mediatica sistematica che la definisca integralista, oscurantista, non adeguata ai tempi, ecc...poi con la completa demonizzazione e la cancellazione attraverso severe leggi ad hoc.
Se sullo sfondo di un orizzonte umano questa operazione può anche sembrare possibile, cio' non potrà mai avvenire se la natura della Chiesa è, come essa stessa sostiene, trascendente.
Perché ( e in fondo già nella storia abbiamo assistito ad " addomesticamenti", come, per esempio, nell'epoca dell'eresia di Ario o con  la Costituzione Civile del Clero del 1793) la vera Chiesa sarà sempre uguale a se stessa con la Dottrina e il " depositum fidei" immutati, con il suo Magistero e i suoi Dottori della Chiesa. Vivra' magari come fuoco sotto la cenere ma sopravviverà in virtù della sua origine divina fino alla Parusia.
L'altra, la " falsa chiesa", ricordata anche da Santa Caterina Emmerick, potrà avere il suo momento di esposizione mediatica ma è destinata, in questo caso, a fallire. Alla faccia dei "cambiamenti"  che vorra' imporre e dell'adeguamento " all'uomo di oggi".
Del resto è stato san Gerolamo a dire "l'universo gemette nel risvegliarsi ariano" ** quando quell'Arianesimo, che oggi sembra tornato prepotentemente di moda, parve sostituirsi alla vera Chiesa. Ma anche in quel caso, grazie a un "piccolo gregge"  che sembrava in via di estinzione, non resse alla Verità e fu travolto.
" Non praevalebunt" ammonisce Gesù.
Non c'è che aspettare di buon animo. Chi è nel vero, prevarrà.

* (letteralmente: «strumento di monarchia», dunque «di governo» è una locuzione latina  usata per esprimere la strumentalizzazione da parte dello Stato come mezzo di controllo delle masse, o in particolare per conseguire fini politici e mondani)

domenica 19 luglio 2015

2015 - ELENCO DEI POST - 2016



"Questa è una mela..."

....puoi dire che è un arancio?
 Eppure...: 
"Fuochi verranno attizzati per testimoniare 
che due più due fa quattro.
Spade saranno sguainate per dimostrare che
 le foglie sono verdi in estate". ( Chesterton)
 
           
san Tommaso d'Aquino

Il Piano Schlieffen, ovvero una lezione...
L'Europa delle Padelle Lucide
Utopia o Distopia ?
Gite, ovetti e leprotti bisestili
Corsi e ricorsi vichiani: nella diversita....
Libertà di parola e d'opinione
Pascoli e Circhi
Un pensiero non cattolico
Laicismo e laicismo...
Il Grande Sogno dell'Occidente










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domenica 12 luglio 2015

Il "Mondo Nuovo"

                                   


Il Nuovo Ordine Mondiale, di cui si è cominciato a parlare negli ultimi anni del secolo scorso, non è altro che il "Mondo Nuovo", vagheggiato dai “philosophes” fin dagli albori della Rivoluzione Francese.
Questo “Mondo Nuovo” ha avuto tanti inizi e tante pause.
Il suo messaggio, infatti, nonostante le migliori utopiche intenzioni, ha costellato di guerre sanguinose l'Europa e il mondo nei due secoli che hanno seguito alla sua nascita, obbligandolo a battute d'arresto. Ma ogni volta che l’umanità usciva dalle rovine di un conflitto disastroso, esso riprendeva la sua corsa, convinto della bontà dei suoi principi. Le ottocentesche " guerre per l'indipendenza" al di qua e di là dall’Atlantico suscitate dai nazionalismi contro il vecchio ordine, i conflitti sociali, e, poi, successivamente, le due guerre mondiali volute dal potere industrial-finanziario del Novecento, la Guerra Fredda con il suo rosario di guerre locali per l'accaparramento di risorse energetiche, non hanno dato tregua all’umanità.

Per cinquant'anni, nell'Europa occidentale, dopo il secondo conflitto mondiale, stampa e giornali hanno lasciato credere a un mondo che viaggiava verso principi di uguaglianza sociale, di pace, di prosperità. E, improvvisamente, allo svoltare del secolo, quando questa pace e questa prosperità erano a portata di mano, questa volta apertamente e senza veli, ecco il riapparire messianico del “Mondo Nuovo”. Panacea universale che capovolgeva tutte le regole sociali, fino allora varate ai popoli come immutabili ed eterne, annunciando, questa volta, l'avvento del Mercato Globale senza volto e senza pietà, come Regola Suprema.  E l'inizio misterioso di nuovi conflitti mentre cresce sui popoli l'oppressione di una Finanza onnivora che cancella a uno ad uno gli spazi di libertà del singolo. A cui, in cambio, gli si fa credere con la concessione di una manciata di "diritti", il traguardo di una libertà più vera. Diritti pronti a renderlo, invece, più inerme e solo.

Ma noi europei questo Mondo Nuovo con le sue oppressioni lo conosciamo bene: dal Terrore del 1793 alle devastazioni napoleoniche, dai conflitti sociali sedati dai Bava Beccaris di turno alle distruzioni dei dopoguerra. Conosciamo questo proteiforme potere senza volto che ammiccando a orizzonti utopici e Mondi Nuovi ci sta trascinando ancora una volta, verso catene di oppressione e schiavitù. E, forse, guerre.

Purtroppo, niente di nuovo sul fronte occidentale.
Ci sveglieremo in tempo?

Un link interessantissimo:
La Guerra dell'Europa

http://youtu.be/I31frCVHBH0




 
 



martedì 7 luglio 2015

Il Piano Schlieffen ovvero una lezione sull'eterogenesi dei fini

  
H.Karl  Bernhard Graf von Moltke il vecchio           
H.Karl Bernhard Graf von Moltke il giovane


                                                                               

Nel 1870, nella reggia di Versailles venne proclamato l'Impero Tedesco che, come Prussia, aveva appena sconfitto la Francia di Napoleone III. Da quel momento un nuovo soggetto politico si affacciò alla ribalta della storia europea e si mise in competizione con gli altri tre Imperi presenti nel continente: l'Impero Russo, l'Impero Asburgico e l'Impero Inglese.
Da subito l'Impero Tedesco iniziò a soffrire di una sindrome di accerchiamento o sindrome dei "due fronti": i suoi confini, infatti, si aprivano su due precise realtà europee: il fronte Occidentale  costituito da Francia e paesi del mediterraneo in larga parte alleati degli Asburgo, e il fronte Orientale aperto verso le pianure slave e alleato degli inglesi, entrambi molto sospettosi verso il nuovo e ingombrante vicino.
La Germania pensò di ovviare  al problema strategico dei "due fronti" con un ambizioso piano militare, il "piano Schlieffen" dal nome del generale, Alfred Graf von Schlieffen, che lo ideo'.
Questo piano si proponeva una serie di mosse, studiate nei minimi particolari logistici e scandite da una precisa tempistica di ore e giorni, che avrebbe permesso al neonato Impero Tedesco - in caso di duplice minaccia dai "due fronti" - di ottenere una vittoria schiacciante con un Blitzkrieg.
Era un piano non flessibile che doveva essere seguito alla lettera se si voleva giungere a una sicura vittoria, un piano che non prevedeva varianti perché era il migliore dei piani possibili, una partita a scacchi matematicamente ineluttabile.
Questo piano ebbe due grandi estimatori nei due generali von Moltke ( zio e nipote) che ressero le redini della difesa imperiale tedesca dal 1870 al 1914 e fu continuamente da essi limato e migliorato, soprattutto aggiornato, in modo da essere pronto appena si fosse delineata la minaccia prevista. Esso si basava su un attacco fulmineo a Occidente per chiudere in una sacca l'esercito francese, a Oriente verso Bielorussia e Russia . E questa  opportunità si presento' allo scoppio della prima guerra mondiale dove il piano venne applicato con minuzia ossessiva ottenendo un curioso risultato: il Blitzkrieg si impantano' e divenne una lunghissima guerra di trincea, con esiti negativi per la Germania. Ci si può chiedere se il piano Schlieffen fosse messo da parte. No, con opportune correzioni se ne vide una nuova applicazione durante il secondo conflitto mondiale, segno di quanto fosse viva nella nazione tedesca la sindrome dei " due fronti".
Anche in questo caso il piano falli'. Eterogenesi dei fini. Che insegna a non radicarsi mai nella migliore delle utopie  possibili, specialmente se studiate a tavolino, Molto spesso, nella Storia come nella  Politica, due più due può fare cinque, uno o zero.
Quattro è molto raro. Anche oggi.


sabato 13 giugno 2015

L'Europa delle Padelle Lucide

Vermee de Delft - Giovane donna
Vermeer de Delft - Panorama
                                      

C'è un pittore nella Storia dell'Arte europea  del Seicento, che più di ogni altro, celebra la quiete  borghese  dell'Europa del Nord nel XVII secolo: Vermeer de Delft.
I suoi interni in penombra, le sue massaie indaffarate nelle loro cuffie inamidate, le sue dame eleganti e barocche di un barocco, però, ammaestrato, le sue cucine avvolte nella luce chiara che fa risplendere belle supellettili e lucide padelle, sono gli emblemi delle elités protestanti che in quel periodo si affacciavano sul palcoscenico della storia con le loro regole di sobria ricchezza, ordine e buona amministrazione.
Ordine, soprattutto.
Ordine della luce che rifugge le angosce chiaroscurate di un Caravaggio, ordine nelle pieghe di broccati e lampassi, ordine negli ambienti e nelle cose, nei gesti misurati delle persone. Quello stesso ordine che, rimasto nei secoli, fa belle ancora oggi le case intonacate, i giardini curati, i quartieri urbanisticamente perfetti dalla staccionata al bow window e le stesse leggi di buona amministrazione, di compiti a casa, che quest'ordine devono ordinare.
Ordine che ha un solo terrore: il dis-ordine, il caos.
Il disordine di ciò che scompagina,  di ciò che distrugge la razionalità, di ciò che si scontra con le realtà perfette faticosamente costruite dall'utopia.
Il disordine che il migliore dei mondi possibili non riesce ad accettare.

Ed ecco il blocco di Schenghen, il respingimento alle frontiere dei migranti e dei profughi, l'abbandono della solidarietà, pilastro dell'Unione Europea.
Perché bisogna difendere l'ordine delle padelle lucide. 
Se cade quello cade il migliore dei mondi possibili. 
E cominciano le domande.

Dal FATTO QUOTIDIANO