2016 anno bisesto

sabato 23 aprile 2016

L'eterogenesi dei fini

Bomba H


Il primo a "esportare la democrazia", la fiaccola della liberta', fu Napoleone Bonaparte e devasto' mezza Europa con sanguinose carneficine che annientarono un'intera generazione.
Dimostrazione che la strada dell'Inferno e' spesso lastricata di buone intenzioni. 
Forse, pero', non era la democrazia che voleva esportare, ma allargare il suo potere. 
Sta di fatto che la lezione poteva bastare per evitare altri errori ma, lungo tutto il XIX e XX secolo, con la prometeica hybris di certi "democratici", l'esperimento continuo' portando solo guerre devastanti  nei cinque continenti. Il copione era sempre lo stesso: si insisteva con " moti liberali" spontanei (?), finche' qualche monarca" illuminato" o qualche "conducator" portava il popolo alle armi e sovvertiva l'ordine stabilito. 
I " lumi" non hanno mai avuto molta fantasia e amano ripetersi. 
Tutto cio' vi ricorda qualcosa? Forse certe " primavere" molto vicine a noi, con poco profumo di fiori e tanto di petrolio.
Il problema  e' il convincimento che dai brodi primordiali, dal caos, possa nascere qualcosa di buono. Convincimento totalmente errato che ha poi, nella famosa "eterogenesi dei fini"(1), la sua vendetta.
Lo sapevano bene i Greci antichi che, assolutamente atei nonostante il loro Olimpo, chiamavano questa vendetta della Storia: "Nemesi", misteriosa e pur presente Entita' superiore, che pareggiava alla fine i conti sbagliati.

Genoma umano
Infatti tutti questi tentativi di sovvertire precedenti ordini definiti perche' non rispondenti a paradigmi " illuminati" non ha mai portato ai Campi Elisi pronosticati dalle palingenesi liberali ma a costanti Inferni in terra, ricacciati indietro a fatica da altri sangue e stragi.
Forse perche' questi paradigmi sono sbagliati, non tenendo conto della realta' dell'uomo e delle cose, forse perche' calzati a forza su sistemi non solo razionali ma piu' articolati delle aspettative "illuminate", forse perche' mossi da motivazioni diverse da quelle ufficiali. Da truffe, insomma. E il nostro mondo odierno ne e' vittima: ancora una volta lo si vuole imbrigliare con principi di elites che predicano bene e razzolano malissimo, magari raccontandoci che il bianco e' nero e il nero e' bianco. Fermiamoci a meditare la cosa finche' siamo in tempo, fermiamo la Nemesi. 
Potremmo trovarci in un brutto, bruttissimo guaio. 
L'eterogenesi dei fini non perdona.

1- L'espressione eterogenesi dei fini, in tedesco Heterogonie der Zwecke, fu coniata dal filosofo e psicologo empirico Wilhelm Wundt.[1][2] Con essa si fa riferimento a un campo di fenomeni i cui contorni e caratteri trovano più chiara descrizione nell'espressione «conseguenze non intenzionali di azioni intenzionali».



lunedì 18 aprile 2016

"Amoris laetitia" ed altre storie.



intervista al Papa di ritorno da Lesbo

Il mondo cattolico ha vissuto certamente un momento molto intenso dopo la pubblicazione dell'Esortazione Apostolica "Amoris laetitia" di Papa Francesco. 
Giustamente Benedetto XVI aveva a suo tempo stigmatizzato come, con il Concilio Vaticano II, si era presentato un nuovo grosso problema per la Chiesa Cattolica. Infatti, a motivo dei "Media"( che stavano prendendo sempre più piede con libri, giornali, radio e TV nel vivace panorama editoriale del dopoguerra) si era verificato uno sdoppiamento di questo evento: uno era il Concilio autentico della Chiesa che si teneva in Vaticano, l'altro era il "concilio dei media", dove le più varie mode e tendenze, frasi isolate di cardinali, pareri di tuttologi, complotti romanzeschi di lobby segrete, andavano a creare quella sorta di "concilio arlecchino" che purtroppo, per la superficialità della gente, ma soprattutto per quella di tanti cattolici orecchianti che ben si guardavano dal leggere i documenti originali e possibilmente in latino,  era stato recepito come reale,  tacitando il vero Concilio Vaticano II. E questa tendenza non è stata più abbandonata, anzi  è stata gonfiata da Media quasi sempre e solo alla ricerca dello scoop, alimentando le due anime sorte nel periodo del Concilio dentro il cattolicesimo: i tradizionalisti e gli innovatori, i cui contrasti interpretativi, purtroppo permangono tutt'ora.

Lo stile di Papa Francesco, in particolare, ha riacceso un certo fuoco "tradizionalista" che mai aveva smesso di covare sotto la cenere e che è emerso soprattutto dopo l'ultima Esortazione Apostolica "Amoris laetitia". Le polemiche sono in corso: si riportano frasi isolate, si stigmatizzano atteggiamenti, si propongono spezzoni di video per asserire la propria tesi, alimentando quel circo mediatico sempre lontano dalla verità perché superficiale e relativistico. Siamo dunque all' "esortazione arlecchino" dei Media...

"SDOGANARE" è l'azione, oggi, che più di ogni altra preoccupa il lettore disattento, sia esso tradizionalista o innovatore, l'uno perché vede l'avvicinarsi della "grande impostura", l'altro perché  vede finalmente configurarsi una "nuova chiesa moderna".

Un esempio potrebbe essere portato dall'intervista del Papa di ritorno da Lesbo ( la parte che interessa e' a - 4 minuti dalla fine), in cui l'unica domanda che per i Media risulta importante è quella se finalmente è "sdoganata" la Comunione per i divorziati risposati. 
Inutilmente il Papa ricorda che l'Esortazione va letta TUTTA e considerata nel suo insieme, inutilmente  il Papa ricorda Benedetto XVI  e il suo intervento sul "Concilio dei Media", inutilmente il Papa ribadisce che è la crisi della famiglia e non la Comunione per i divorziati risposati, il nocciolo del discorso.
No, i Media e i loro seguaci, sulle duecento e passa pagine dell'Esortazione, puntano SOLO sulla nota (una nota!) 351e basta.
Una bella dimostrazione di superficialità e mancanza di "DISCERNIMENTO". Quello appunto necessario richiesto per cominciare a comprendere qualcosa della "Amoris laetitia".

Se volessimo fare un paragone, riallacciandoci al passato, potremmo mettere a confronto la "Casti Connubi" con l' "Humanae Vitae", nate in contesti  storici e scientifici diversi.
L' "Humanae Vitae" ha innovato, eccome, sul problema della regolazione delle nascite rispetto alla "Casti Connubi", ma non si è visto nessun "tradizionalista" gridare alla "grande impostura".

E allora affidiamoci più al discernimento e meno agli orecchianti dei Media.




mercoledì 25 novembre 2015

Blogdicrabba: I " nostri" valori.

Blogdicrabba: I " nostri" valori.:  Giano bifronte - Musei vaticani  EUROPA EUROPA !   Ormai sono mesi, da quando il terrorismo assedia l'Europa, che semp...

I " nostri" valori.


Giano bifronte - Musei vaticani

EUROPA EUROPA !
Ormai sono mesi, da quando il terrorismo assedia l'Europa, che sempre più si sente affermare, specialmente dai nostri governanti, che per nulla al mondo l' Europa rinuncerà ai " nostri" valori e all' European Way of Life .
Ma quali sarebbero " nostri" valori?  Noi che ripudiamo la guerra e abbiamo il massimo rispetto per la vita umana, noi che vogliamo tutti liberi, uguali e fratelli, quali valori stiamo difendendo?
Il valore della libertà d'opinione, negato se non si condivide il "pensiero unico"?
Il valore supremo della fratellanza, cioè della  " sacralità" della vita umana? Negato spesso all'embrione umano con la scusa che è una "non persona", messo in discussione ( sistema più  rapido che occuparsi dei problemi di chi ne ha) quando si tratta di un disabile grave, o solo di un disabile, o di un depresso, o di un malato terminale in nome della " qualità della vita" ?
Il valore dell'uguaglianza davanti a ricchi sempre più ricchi e a poveri sempre più poveri in nome del " mercato"?
Sono davvero valori?
O qualcosa  si è inceppato quando l' Europa - Europa solo in quanto  cristiana - ha sposato la laicità del relativismo, del " valore,  si ma purché ...".
Abolite le radici cristiane  che ne facevano una koinè' unica, è rimasto il relativismo senz'anima dove il tutto è il contrario di tutto.  Una contraddizione vivente dove di Europa non è rimasto nulla. Solo una landa desolata e senza volto dove il tutto è nulla e il nulla è tutto.


 

venerdì 20 novembre 2015

Gli dei di bronzo e sasso

Tintoretto - Crocifissione


Nessuno oggi ama ricordare che nel mondo di duemila anni fa, un modo di imperi ( quello romano ad esempio) - ma potremmo risalire più indietro nel tempo: impero Egizio, assiro babilonese, ecc.. dove schiavitù, oppressione della donna, infanticidio, guerre di conquista, erano la regola, dettata spesso da dei di bronzo e sasso ciechi e impotenti - risuonò l'annuncio del Vangelo e delle Beatitudini.
Un annuncio di libertà, uguaglianza e fratellanza, che risuonò ben duemila anni prima della sua brutta copia, dettato dalla nuova dea di bronzo e sasso:la Ragione.
Ad un certo punto fu chiaro che il Vangelo era oscurantista, che aveva condotto a guerre e distruzioni e che solo la laica  Ragione, senza religione, senza Dio ( una Ragione che indicava la Croce, come già avevano fatti gli antichi imperi ...ah, Vico!...: "scandalo per i giudei, stoltezza per i pagani") avrebbe condotto l'Umanità ai Campi Elisi.
1793 - 2015: poco più di duecento anni dalla nascita del Mondo Nuovo della laica Ragione che cosa è successo? Siamo finalmente nei Campi Elisi?
Terrore, guerre Napoleoniche, nascita del nichilismo e del terrorismo, Prima Guerra Mondiale, Seconda Guerra mondiale, Corea, Viet-nam, Guerra Fredda,Guerre del golfo...Guerra...Guerra...Guerra. Perché a volte è opportuno, " ragionevole" fare la guerra. Forse l'Uomo sulla Croce annunciava qualcosa di diverso e nessuno l'ha capito, oppure hanno detto che le Beatitudini erano impossibili.
Da tempo l'Uomo della Croce ha allontanato dall'Eden ( i Campi Elisi di qualcuno) il Cherubino dalla spada folgorante che ne impediva l'accesso, ma nessuno se ne è accorto e preferisce fargli la guerra (guerra ancora!) dicendo che è solo superstizione.
Buona continuazione con la laica Ragione, dunque. Che, come tutte le cose umane, può a volte uscire di senno.

venerdì 9 ottobre 2015

La guerra alle favole



Cappuccetto rosso
Avete letto bene: alle Favole.
Madame d'Aulnoy, Perrault, i Grimm, Anfanasiev, Calvino, Andersen, e Altri...saranno probabilmente a breve  messi, uno per uno, sotto la lente d'ingrandimento di qualche occhiuta Commissione  ad ok,  che potrebbe essere istituita dalla UE, per vagliare la carica sessista di ogni storia. Già, ci saranno presto archetipi incompatibili con la New European Way of Life ...
Se lo fa la Francia che è la culla di ogni rivoluzione libertaria, dobbiamo aspettarcelo. Anche la UE dovrà adattarsi.
Cenerentola, per esempio o Biancaneve. Donne in attesa di un Prince Charmant: orrore! Non sono emancipate, dovranno forse in futuro seguire un Corso di Rieducazione ...In quanto all'Italia sarà permesso ai principi di essere ancora di quel subdolo colore azzurro?
Naturalmente Cappuccetto Rosso, in Francia, dicono già che è sessista. Forse per la mancata equiparazione del lupo, che essendo senziente, non può tour court essere definito cattivo. Anche lui ha le sue luci e le sue ombre, come Cappuccetto del resto. Quindi potrebbe essere ridefinito Lupo Intermedio o Lupo Così Così. È il rosso? Può cagionare dei traumi?
Cancelliamo le Favole dai libri di testo scolastico, per non avere dubbi.
In fondo le Favole rispecchiano una  saggezza popolare, tipica di una cultura oscurantista e medioevale, che in  nulla può competere con la razionalità cartesiana degli Enciclopedists. Inutile, quindi insegnarle a scuola. Al massimo potranno essere oggetto di studio in qualche corso sperimentale universitario di Filologia.
Bisogna vietare le parole ambigue. Tutto deve essere paritario e uguale, se no potrebbe essere sessista. La cultura  millenaria dell'Europa va rigenerata, riscritta. Buttata a mare, se è il caso.
Non stiamo costruendo Una Cosa Nuova?

mercoledì 16 settembre 2015

Considerazioni non politicamente corrette


La libertà guida il popolo
Clemens von Metternich


Mentre gli avvenimenti storici si allontanano nel tempo e nello spazio, l'orizzonte degli studiosi si amplia e i disegni di potere, che al loro attuarsi potevano essere nascosti o confusi da altri fatti paralleli e contingenti, cominciano a svolgersi nella loro trama precisa. La verità' storica, che spesso si cerca di occultare, emerge nel tempo in tutta la sua logica verità', quasi come un teorema matematico, alla luce del sole.
Cosi' e' per l'Europa.
Cento anni fa, alla vigilia della Prima Guerra Mondiale, non è' ormai più un mistero come  interi stati maggiori delle principali potenze europee e non pochi Governi e Capi di Stato, fossero ormai in mano a élites che chiameremo con un eufemismo "progressiste e illuminate". Due erano gli scogli principali che impedivano loro di costruire un Europa dalle magnifiche sorti e progressive come essi auspicavano: l'Impero  Russo e l 'Impero Asburgico, forgiatori millenari dell'Europa. Questi ultimi,  infatti e detenevano il primato delle radici europee e ne erano i fautori, radici che stridevano appunto con i disegni delle elites progressiste, portatori di altri "valori".
Questo fu l'occulto motivo che scateno' la prima Guerra Mondiale. Tutte le altre cause, lontane e immediate, sono belle frasi dei libri di storia ma non giustificano come una spedizione punitiva contro la Serbia a causa dell'omicidio dell'Arciduca Ferdinando a Sarajevo, si sia trasformata all'improvviso, con il domino fatale delle alleanze, in un tragico macello che cambio' il volto del continente, senza pensare all'occulta partita a scacchi che si giocava dietro le quinte.
E questa verità appare ancora più lampante se noi andiamo al secolo precedente quando furono abbattuti l'Impero del Messico e l'Impero Brasiliano di matrice europea, da un pugno di apparenti " rivoluzionari"   alla  Juarez. Dietro c'era un potere progressista, oggi non più tanto occulto, che appoggiava questi moti " popolari"...
Il gioco delle élites continuò, mascherato da rivoluzioni e governi più o meno totalitari, fino alla fine della seconda guerra mondiale quando dell'Europa di un tempo non rimanevano che i brandelli...
Poi fu l'ONU , la Guerra Fredda, la Fine della Storia di Francis Fukuyama... l'inizio del Nuovo Millennio, la nuova Russia e, oggi, l' Europa delle magnifiche sorti e progressive: crisi monetarie, sbarchi, migranti, richiedenti asilo, frontiere chiuse e aperte, Schengen, gli appelli inascoltati a  UE e ONU ...  e sullo sfondo il Medio Oriente incendiato.
La domanda è : come sarebbero andate le cose oggi se ci fosse ancora l'Impero Asburgico, la " vecchia Monarchia" con le sue frontiere comuni e i suoi valori opposti a quelli delle élites progressiste che la vollero cancellare ad ogni costo?

Lasciamo la risposta al lettore.

P.S. C'è sempre una guerra sbagliata per una " causa giusta" che porta danni, sofferenze, rovina e morte. Anche oggi.

mercoledì 22 luglio 2015

Adeguarsi ai tempi - "L'uomo di oggi"


Uno strano atteggiamento percorre, in questi ultimi anni, l'opinione pubblica dell'Occidente, con rinnovato e polemico vigore. Il volere condizionare a tutti i costi la Dottrina, o meglio il " depositum fidei" della Chiesa Cattolica, in nome di un "nuovo inizio", di un "nuovo corso" che sarebbe scaturito dal Concilio Vaticano II.
Questo "nuovo inizio"  imporrebbe una nuova "prassi" distinta dalla Dottrina per adeguare la Chiesa ai comportamenti della " maggioranza" dei cattolici. Come se la Chiesa fosse una democrazia.
La diatriba è di vecchia data, risale al 1963 con la chiusura del Concilio, (quando molte lobby avverse, dentro e fuori la Chiesa, hanno tentato - lo tentano ormai apertamente da due secoli - di dare una spallata finale alla Chiesa Cattolica, senza per altro riuscirci) ma sembrava essersi completamente attenuata, anzi sopita, con il pontificato di Giovanni Paolo II, rimanendo in sordina soltanto tra alcuni gruppi "di base", più come moda che come sostanza. In realtà ardeva sotto la cenere pronta a riemergere  in un contesto favorevole. Ed è quello che sta succedendo in questi ultimi anni prendendo spunto dal ribaltamento dell'etica perseguito dalle elites " laiche" a livello mondiale, in nome di un non meglio definito senso della " libertà ", che, dobbiamo dire, ha capovolto duemila anni di storia occidentale e che la libertà dei popoli sta, in realtà, tentando di distruggere con il " politicamente corretto".
Il problema emerso ha connotazioni squisitamente umane, in quanto considera la Chiesa Cattolica come istituzione composta esclusivamente da uomini e quindi passibile di un ridimensionamento e di una cancellazione, come ogni realtà di questo mondo. D'altra parte non si può pretendere che chi coltiva il "pensiero debole" e il relativismo possa credere in qualche cosa. Ma, eufemisticamente, potrà  al massimo credere a tutto e a niente allo stesso tempo, cioè a  nulla.
Ogni realtà del Cattolicesimo gli apparirà, nel migliore dei casi, come "mito" e, nel peggiore, come "favola della buona notte".
D'altra parte lo stesso Gesù (  vedi qui  ) aveva avvertito duemila anni fa i suoi di quello che sarebbe successo e che , soprattutto oggi, sembra avverarsi in ogni particolare.
Il problema di fondo, a questo punto, è capire la natura trascendente della Chiesa. 
Chi ci crede non può che considerare questa tappa storica come il compiersi  di un'altra fase, molto significativa, del realizzarsi del Regno Messianico. Chi non ci crede persegue i suoi scopi di  capovolgimento epocale, pensando di poter addomesticare quella parte della Chiesa più docile, ai suoi fini, e trasformarla in un "instrumentum regni".* E  distruggendo quella parte che docile ai suoi fini non è, prima con una campagna mediatica sistematica che la definisca integralista, oscurantista, non adeguata ai tempi, ecc...poi con la completa demonizzazione e la cancellazione attraverso severe leggi ad hoc.
Se sullo sfondo di un orizzonte umano questa operazione può anche sembrare possibile, cio' non potrà mai avvenire se la natura della Chiesa è, come essa stessa sostiene, trascendente.
Perché ( e in fondo già nella storia abbiamo assistito ad " addomesticamenti", come, per esempio, nell'epoca dell'eresia di Ario o con  la Costituzione Civile del Clero del 1793) la vera Chiesa sarà sempre uguale a se stessa con la Dottrina e il " depositum fidei" immutati, con il suo Magistero e i suoi Dottori della Chiesa. Vivra' magari come fuoco sotto la cenere ma sopravviverà in virtù della sua origine divina fino alla Parusia.
L'altra, la " falsa chiesa", ricordata anche da Santa Caterina Emmerick, potrà avere il suo momento di esposizione mediatica ma è destinata, in questo caso, a fallire. Alla faccia dei "cambiamenti"  che vorra' imporre e dell'adeguamento " all'uomo di oggi".
Del resto è stato san Gerolamo a dire "l'universo gemette nel risvegliarsi ariano" ** quando quell'Arianesimo, che oggi sembra tornato prepotentemente di moda, parve sostituirsi alla vera Chiesa. Ma anche in quel caso, grazie a un "piccolo gregge"  che sembrava in via di estinzione, non resse alla Verità e fu travolto.
" Non praevalebunt" ammonisce Gesù.
Non c'è che aspettare di buon animo. Chi è nel vero, prevarrà.

* (letteralmente: «strumento di monarchia», dunque «di governo» è una locuzione latina  usata per esprimere la strumentalizzazione da parte dello Stato come mezzo di controllo delle masse, o in particolare per conseguire fini politici e mondani)

domenica 19 luglio 2015

2015 - ELENCO DEI POST - 2016



"Questa è una mela..."

....puoi dire che è un arancio?
 Eppure...: 
"Fuochi verranno attizzati per testimoniare 
che due più due fa quattro.
Spade saranno sguainate per dimostrare che
 le foglie sono verdi in estate". ( Chesterton)
 
           
san Tommaso d'Aquino

Il Piano Schlieffen, ovvero una lezione...
L'Europa delle Padelle Lucide
Utopia o Distopia ?
Gite, ovetti e leprotti bisestili
Corsi e ricorsi vichiani: nella diversita....
Libertà di parola e d'opinione
Pascoli e Circhi
Un pensiero non cattolico
Laicismo e laicismo...
Il Grande Sogno dell'Occidente










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domenica 12 luglio 2015

Il "Mondo Nuovo"

                                   


Il Nuovo Ordine Mondiale, di cui si è cominciato a parlare negli ultimi anni del secolo scorso, non è altro che il "Mondo Nuovo", vagheggiato dai “philosophes” fin dagli albori della Rivoluzione Francese.
Questo “Mondo Nuovo” ha avuto tanti inizi e tante pause.
Il suo messaggio, infatti, nonostante le migliori utopiche intenzioni, ha costellato di guerre sanguinose l'Europa e il mondo nei due secoli che hanno seguito alla sua nascita, obbligandolo a battute d'arresto. Ma ogni volta che l’umanità usciva dalle rovine di un conflitto disastroso, esso riprendeva la sua corsa, convinto della bontà dei suoi principi. Le ottocentesche " guerre per l'indipendenza" al di qua e di là dall’Atlantico suscitate dai nazionalismi contro il vecchio ordine, i conflitti sociali, e, poi, successivamente, le due guerre mondiali volute dal potere industrial-finanziario del Novecento, la Guerra Fredda con il suo rosario di guerre locali per l'accaparramento di risorse energetiche, non hanno dato tregua all’umanità.

Per cinquant'anni, nell'Europa occidentale, dopo il secondo conflitto mondiale, stampa e giornali hanno lasciato credere a un mondo che viaggiava verso principi di uguaglianza sociale, di pace, di prosperità. E, improvvisamente, allo svoltare del secolo, quando questa pace e questa prosperità erano a portata di mano, questa volta apertamente e senza veli, ecco il riapparire messianico del “Mondo Nuovo”. Panacea universale che capovolgeva tutte le regole sociali, fino allora varate ai popoli come immutabili ed eterne, annunciando, questa volta, l'avvento del Mercato Globale senza volto e senza pietà, come Regola Suprema.  E l'inizio misterioso di nuovi conflitti mentre cresce sui popoli l'oppressione di una Finanza onnivora che cancella a uno ad uno gli spazi di libertà del singolo. A cui, in cambio, gli si fa credere con la concessione di una manciata di "diritti", il traguardo di una libertà più vera. Diritti pronti a renderlo, invece, più inerme e solo.

Ma noi europei questo Mondo Nuovo con le sue oppressioni lo conosciamo bene: dal Terrore del 1793 alle devastazioni napoleoniche, dai conflitti sociali sedati dai Bava Beccaris di turno alle distruzioni dei dopoguerra. Conosciamo questo proteiforme potere senza volto che ammiccando a orizzonti utopici e Mondi Nuovi ci sta trascinando ancora una volta, verso catene di oppressione e schiavitù. E, forse, guerre.

Purtroppo, niente di nuovo sul fronte occidentale.
Ci sveglieremo in tempo?

Un link interessantissimo:
La Guerra dell'Europa

http://youtu.be/I31frCVHBH0




 
 



martedì 7 luglio 2015

Il Piano Schlieffen ovvero una lezione sull'eterogenesi dei fini

  
H.Karl  Bernhard Graf von Moltke il vecchio           
H.Karl Bernhard Graf von Moltke il giovane


                                                                               

Nel 1870, nella reggia di Versailles venne proclamato l'Impero Tedesco che, come Prussia, aveva appena sconfitto la Francia di Napoleone III. Da quel momento un nuovo soggetto politico si affacciò alla ribalta della storia europea e si mise in competizione con gli altri tre Imperi presenti nel continente: l'Impero Russo, l'Impero Asburgico e l'Impero Inglese.
Da subito l'Impero Tedesco iniziò a soffrire di una sindrome di accerchiamento o sindrome dei "due fronti": i suoi confini, infatti, si aprivano su due precise realtà europee: il fronte Occidentale  costituito da Francia e paesi del mediterraneo in larga parte alleati degli Asburgo, e il fronte Orientale aperto verso le pianure slave e alleato degli inglesi, entrambi molto sospettosi verso il nuovo e ingombrante vicino.
La Germania pensò di ovviare  al problema strategico dei "due fronti" con un ambizioso piano militare, il "piano Schlieffen" dal nome del generale, Alfred Graf von Schlieffen, che lo ideo'.
Questo piano si proponeva una serie di mosse, studiate nei minimi particolari logistici e scandite da una precisa tempistica di ore e giorni, che avrebbe permesso al neonato Impero Tedesco - in caso di duplice minaccia dai "due fronti" - di ottenere una vittoria schiacciante con un Blitzkrieg.
Era un piano non flessibile che doveva essere seguito alla lettera se si voleva giungere a una sicura vittoria, un piano che non prevedeva varianti perché era il migliore dei piani possibili, una partita a scacchi matematicamente ineluttabile.
Questo piano ebbe due grandi estimatori nei due generali von Moltke ( zio e nipote) che ressero le redini della difesa imperiale tedesca dal 1870 al 1914 e fu continuamente da essi limato e migliorato, soprattutto aggiornato, in modo da essere pronto appena si fosse delineata la minaccia prevista. Esso si basava su un attacco fulmineo a Occidente per chiudere in una sacca l'esercito francese, a Oriente verso Bielorussia e Russia . E questa  opportunità si presento' allo scoppio della prima guerra mondiale dove il piano venne applicato con minuzia ossessiva ottenendo un curioso risultato: il Blitzkrieg si impantano' e divenne una lunghissima guerra di trincea, con esiti negativi per la Germania. Ci si può chiedere se il piano Schlieffen fosse messo da parte. No, con opportune correzioni se ne vide una nuova applicazione durante il secondo conflitto mondiale, segno di quanto fosse viva nella nazione tedesca la sindrome dei " due fronti".
Anche in questo caso il piano falli'. Eterogenesi dei fini. Che insegna a non radicarsi mai nella migliore delle utopie  possibili, specialmente se studiate a tavolino, Molto spesso, nella Storia come nella  Politica, due più due può fare cinque, uno o zero.
Quattro è molto raro. Anche oggi.


sabato 13 giugno 2015

L'Europa delle Padelle Lucide

Vermee de Delft - Giovane donna
Vermeer de Delft - Panorama
                                      

C'è un pittore nella Storia dell'Arte europea  del Seicento, che più di ogni altro, celebra la quiete  borghese  dell'Europa del Nord nel XVII secolo: Vermeer de Delft.
I suoi interni in penombra, le sue massaie indaffarate nelle loro cuffie inamidate, le sue dame eleganti e barocche di un barocco, però, ammaestrato, le sue cucine avvolte nella luce chiara che fa risplendere belle supellettili e lucide padelle, sono gli emblemi delle elités protestanti che in quel periodo si affacciavano sul palcoscenico della storia con le loro regole di sobria ricchezza, ordine e buona amministrazione.
Ordine, soprattutto.
Ordine della luce che rifugge le angosce chiaroscurate di un Caravaggio, ordine nelle pieghe di broccati e lampassi, ordine negli ambienti e nelle cose, nei gesti misurati delle persone. Quello stesso ordine che, rimasto nei secoli, fa belle ancora oggi le case intonacate, i giardini curati, i quartieri urbanisticamente perfetti dalla staccionata al bow window e le stesse leggi di buona amministrazione, di compiti a casa, che quest'ordine devono ordinare.
Ordine che ha un solo terrore: il dis-ordine, il caos.
Il disordine di ciò che scompagina,  di ciò che distrugge la razionalità, di ciò che si scontra con le realtà perfette faticosamente costruite dall'utopia.
Il disordine che il migliore dei mondi possibili non riesce ad accettare.

Ed ecco il blocco di Schenghen, il respingimento alle frontiere dei migranti e dei profughi, l'abbandono della solidarietà, pilastro dell'Unione Europea.
Perché bisogna difendere l'ordine delle padelle lucide. 
Se cade quello cade il migliore dei mondi possibili. 
E cominciano le domande.

Dal FATTO QUOTIDIANO




mercoledì 6 maggio 2015

Politicamente corretto



Secondo Wikipedia l'espressione politicamente corretto (traduzione letterale dell'inglese politically correct) designa una linea di opinione e un atteggiamento sociale di estrema attenzione al rispetto generale, soprattutto nel rifuggire l'offesa verso determinate categorie di persone. Qualsiasi idea o condotta in deroga più o meno aperta a tale indirizzo appare quindi, per contro, politicamente scorretta (politically incorrect).
L'opinione, comunque espressa, che voglia aspirare alla correttezza politica dovrà perciò apparire chiaramente libera, nella forma e nella sostanza, da ogni tipo di pregiudizio razzialeetnicoreligioso, di genere, di età, di orientamento sessuale, o relativo a disabilità fisiche o psichiche della persona. L'uso dell'espressione nell'accezione corrente può essere ricondotta agli ambienti di intellettuali statunitensi di sinistra d'ispirazione  comunista degli anni trenta, sebbene riguardo alle origini del concetto di "politicamente corretto" vi siano altre ipotesi. 
 Questa la definizione corrente.
Ma c'è un pericolo in questo coacervo di buone intenzioni: la sua strumentalizzazione.
Infatti la strumentalizzazione del "politicamente corretto" o "pensiero unico" può divenire una delle più sofisticate e opprimenti forme di repressione della libertà di pensiero e di parola. Il conformismo, a volte imposto con la forza o l'intimodazione, allo stato puro.
Nella storia ci sono state tante forme "politically correct" , a volte condivisibili, a volte  leggere, a volte passabili di condanna sociale o penale, tante quante sono state le varietà di potere che si sono alternate nella storia umana.
Negli ultimi duecento anni possiamo ricordare il " politically correct" della rivoluzione francese, del periodo "vittoriano", delle dittature di destra e sinistra del " secolo breve", e quello odierno, legato soprattutto a teorie " fringe" della scienza e della biologia.
Uno degli strumenti  più appariscenti di questo "politicamente corretto" è la "neolingua" o "l'antilingua".
Si parte sempre dalle buone intenzioni, ma il pericolo è in agguato.
Facciamo un esempio.
Lingua corrente: serva
Neolingua: domestica
Logo: COLF
Si comincia a dare un nuovo nome ai fenomeni e alle situazioni reali per renderle più soft quando la parola che ne designava il ruolo poteva svelarne gli aspetti più crudi e sconcertanti per poi, se possibile, passare a un logo e sterilizzarne del tutto il significato di partenza e rendere il concetto un suono innocuo.
Ma con questa  azione possiamo essere al "terrore semantico" ricordato da P.P.Pasolini, cioè la fuga di fronte a ogni vocabolo che abbia di per se stesso un significato preciso.
 
Ma dove sta il pericolo?
Sta nella pretesa di volere a tutti i costi negare la realtà di certe situazioni. 
Un'operazione - solitamente usata dalle dittature - quando, ad esempio si è individuata una parola o un concetto troppo crudo o pericoloso - è quella di far pronunciare una istituzione sulla liceità o illiceità di una parola o frase, in modo da creare una "colpa" civile ( che crea dei "nemici" della società, dei delinquenti ) da poter perseguire e conseguentemente far varare una legge che ne sancisca l'illegalita'. 
In questo caso siamo alla dittatura del "pensiero unico". Chi non parla o pensa come vuole il regime, viene perseguito.
Molti  autori e scrittori di universi distopici hanno parlato del "politicamente corretto" indicandolo come un pericolo per la libertà dell'individuo. 
Ricordiamo Orwell, Benson, Chesterton... che quasi ci vogliono ricordare  come la strada per l'inferno è sempre lastricata delle migliori intenzioni....
Molto esaurienti, per meglio capire, al proposito, i link:






 






 



martedì 21 aprile 2015

Utopia o distopia ?













Dispiegandosi nel tempo e nello spazio la visione storica degli avvenimenti degli ultimi duecento anni - che nelle scuole di ogni ordine e grado vengono sempre insegnati con ottica minimalista e agiografica in modo che gli studenti non ne colgano la trama sottesa - l'esperto può comprendere sempre meglio l'intero quadro.
Nel 1815 - giusto duecento anni fa - con la Battaglia delle Nazioni e il Congresso di Vienna, l'Europa aveva raggiunto un'invidiabile periodo di equilibrio politico e pace.
Equilibrio e pace che a qualcuno - che nei successivi cento anni tentò di tutto per scalzarli - non andavano proprio a genio.

Da quel momento si fece di tutto per alimentare rivoluzioni  e guerre foraggiate soprattutto da  élites intellettuali emergenti ( che rincorrevano utopie) e dalle lobbies dall'industria pesante che insieme a macchine, utensili  e pentole sfornava anche armi, finché si raggiunse il primo obbiettivo per accontentare le  élites emergenti e le lobbies industriali pronte a vendere le armi: una guerra mondiale, un sovvertimento totale di quell'equilibrio e di quella pace e la costituzione di quell'inutile Istituzione che portò dritti alla seconda guerra mondiale: la Società delle Nazioni.
Inutile? Si perché inefficace, apatica, statica. Ma non bastò.
Alla fine del primo insuccesso se ne costruì un secondo, ancora più mastodontico e pletorico: l'ONU - con le sue commissioni, sottocommissioni, agenzie, sottoagenzie, eccetera -  perché – si disse - ci si prefiggeva:

1 - mantenere la pace e la sicurezza internazionale;

2 - promuovere la soluzione delle controversie internazionali e
     risolvere pacificamente le situazioni che potrebbero portare a una rottura della pace;

3 - sviluppare le relazioni amichevoli tra le nazioni sulla base del rispetto del 
     principio di uguaglianza tra gli Stati e l'autodeterminazione dei popoli;

4 - promuovere la cooperazione economica e sociale;

5 - promuovere il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali a vantaggio 
     di tutti gli individui;

6 - promuovere il disarmo e la disciplina degli armamenti;

7 - promuovere il rispetto per il diritto internazionale e incoraggiarne lo sviluppo 
     progressivo e la sua codificazione.

Ma non bastò ancora: si volle perseguire il sogno della Unione Europea. Sogno già ampiamente realizzato  nei secoli precedenti dall’Impero Asburgico che venne, appunto, metodicamente smontato pezzo per pezzo (sia dall'interno che dall'esterno)  perché non rispondente ai criteri  di certe élites emergenti.
Utopie, utopie, utopie?

A settant'anni circa da questi fantastici programmi possiamo osservare lo Stato Dell’Europa e del Mondo:

- Crisi economica galoppante

- il Medio Oriente sconvolto

- sistematica persecuzione dei cristiani e “pulizie etniche”

- ritorno delle schiavitù e dei traffici illeciti di ogni tipo

- maree di profughi con migliaia di morti da Asia e Africa

Tutto  sotto l'occhio rattristato e impotente del " Concerto delle Potenze " della UE  e dell’ONU .

Una visione troppo negativa? Un' utopia trasformata in distopia?

Si moltiplicano le “Conferenze” di queste Istituzioni per risolvere questi crescenti problemi: vedremo cosa sono in grado realmente di fare.