2016 anno bisesto

lunedì 10 giugno 2013

VACLAV BELOHRADSKY: Austria felix, Europa felix?

VACLAV BELOHRADSKY in quel bellissimo saggio “Quel grande sogno sul Danubio” apparso nel novembre del 1998 sul n. 47 del settimanale “IL SABATO” (p. 34-35) sostiene che “…solo nel segno di un'idea superiore si possono fondare gli imperi, mentre le nazioni possono costituire soltanto degli Stati egoisti e aggressivi. I veri «imperi» nascono, quando alle unità naturali si aggiunge «un elemento soprannaturale divino, che le trascina in alto al di sopra di se stesse: una rivelazione o un'idea superiore» …” E questo è il concetto che ha permesso all’Impero asburgico di sopravvivere come erede del Sacro Romano impero fino alla sua dissoluzione nel 1918.

Ma perché avvenne questa dissoluzione? E’ ancora Belohradsky che ce ne indica la ragione: “: La razionalità impersonale della legalità con le sue regole inflessibili si sostituiva dappertutto alla legittimità. La legalità si è separata così da ogni riferimento ad un'istanza trascendente: la legalità dello Stato austriaco è diventata perfettamente «autoreferenziale» …”

Ma quale era la “legittimità” dell’impero asburgico, quel collante, quell’ “elemento superiore” che ad un certo punto viene sostituito dalla legalità?  Esso nasceva dalle radici cristiane che, alla caduta dell’impero romano, avevano cominciato a fiorire creando lentamente quella “koinè” che aveva plasmato l’uomo europeo. Quando queste radici sono state messe in discussione dalla visione kantiana dello stato, quando la vita, l’esperienza, l’humanitas naturaliter christiana si sono volute imprigionare nell’astratta Virtù della Legge, l’impero asburgico ha cominciato a morire.

Se noi guardiamo il faticoso tentativo dell’Europa odierna di darsi un assetto comune vediamo che essa è già caduta nell’errore fatale in cui più di cento anni fa è caduto l’impero d’Austria: rifiutare di fatto l’unico collante capace di farne una realtà viva, di ampio respiro, scegliendo la via impersonale delle leggi e del mercato (foriero delle “sue” leggi).

Concludeva   ancora Belohradsky nel 1998: “…Tutta l'Europa si trova oggi nella situazione dell'Impero d'Austria. Essa è un insieme di apparati che funzionano più o meno bene…. La riduzione della legittimità alla legalità è diventata la strategia generale per evitare i conflitti attorno ai problemi reali, imposti, cioè, dall'esperienza degli uomini… la banalità come fondamento della vita comune: ecco l'Europa oggi…”

E’ qualcosa su cui riflettere.

venerdì 7 giugno 2013

Mayerling


Nella notte tra il 29 e il 30 gennaio 1889 avvenne la tragedia di Mayerling. Come riportarono ampiamente i giornali di tutta Europa nelle settimane successive, il Krönprinz Rodolfo d’Asburgo si uccise insieme alla giovane Maria Vetsera nella residenza di Mayerling. Queste le informazioni ufficiali fornite della Corte austriaca, informazioni che appunto vennero riprese dai giornali. Ma nelle prime ore dopo la tragedia filtrarono fantasiose e ben diverse ricostruzioni dei fatti, molto differenti dalla versione finale che poi rimase anche nei libri di storia, notizie  apparentemente false, depistanti, negate e ribadite attraverso un gioco di specchi che, almeno nei giorni immediatamente successivi concorse a intorbidare le acque.

Ed  effettivamente se si osserva con uno sguardo più ampio il contesto internazionale di quegli anni e la fatale catena di avvenimenti che da Mayerling si dipartì, è possibile avere dei dubbi. Gli stessi “moventi” che portarono alla tragedia subirono le più bizzarre versioni tanto che, sia le più ovvie che le più arzigogolate, potevano fornire ragionevoli interpretazioni in merito.

Il romanzo “Greta” della Crabba Editions offre una versione molto diversa dei fatti accaduti, ricostruendo minuziosamente il contesto storico di quel periodo, collegando accadimenti storici apparentemente diversi e non “organici” alla vicenda mescolati a ipotesi che la licenza romanzesca permette. Certamente una lettura nuova e interessante di una storia che, ciclicamente, per i suoi pur sempre enigmatici risvolti viene evocata senza mai dare una risposta definitiva.

sabato 25 maggio 2013

I CANNONI D'AGOSTO 1913- 1914


L’estate del 1913 fu l’ultima estate di pace in Europa. Fu un anno come tanti altri della Belle Époque, con le sue luci e le sue ombre. Negli anni precedenti  c’erano state guerre e guerricciole a contornare il contrasto imperialistico tra le grandi potenze del tempo per il dominio economico mondiale attraverso le colonie.

Le crisi Marocchine

La ribellione dei Giovani Turchi

La guerra Turco Balcanica…

Ma non tutti se ne accorsero. Spesso sembravano  cose lontane per il cuore pulsante  dell’Europa, specialmente per quelle classi agiate che  rappresentavano i gruppi economici più importanti del continente.

A Londra, a Parigi, a Berlino, a Vienna, a Roma le élites continuavano a condurre la vita  di sempre e anche la tragedia dell’anno precedente,  il 14 aprile del 1912, il naufragio del Titanic – l’inaffondabile, lussuoso,  transatlantico uscito dalle officine delle “magnifiche sorti e progressive” - andava già sbiadendosi nell’opinione pubblica, L’esistenza sembrava cristallizzata  in una serie di giorni intercambiabili  tutti ugualmente protesi verso un illimitato sviluppo. Chi avrebbe pensato che si stava correndo verso la catastrofe e che l’anno successivo i cannoni avrebbero tuonato in agosto?

Siamo nel centenario di questi avvenimenti.

1913 - 2013

Vuoi sapere  come potrebbe essere veramente andata? Vai su www.incontralarte.it : GRETA, il volume della Crabbaeditions te lo può raccontare.

sabato 4 maggio 2013

Batya

Batya è il quarto romanzo che narra le vicende della famiglia Mágocsy, concludendo la saga iniziata con Julia in "Rincorsa dal Destino" edito da Sonzogno.
Batya è il personaggio forse più vicino alla nostra epoca e alla nostra sensibilità. Con  suo fratello Pius, nel 1933 abbandona Berlino. Figli di un Mágocsy, Ludwig e della bellissima  Ester, ebrea, morta anni prima, sono costretti  alla fuga all'avvento di Hitler e troveranno accoglienza a Roma in casa di parenti: Sophie e Richard von Krefeld, Primo Segretario dell'Ambasciata austriaca. Sullo sfondo del Ventennio fascista e della Seconda Guerra Mondiale si dipana la vicenda di Batya divisa tra l'amore di Hugo e di Bruno, mentre incombe sempre l'oscura minaccia del  Bűro che è alle battute finali per impossessarsi del prezioso quanto misterioso manufatto. La storia dell'Europa, nei cupi anni del nazismo e della guerra  scorre  e rivive attraverso gli occhi  l'esperienza e i sentimenti non solo di Batya ma anche delle altre protagoniste: Sophie, Regina, Edith, Annemarie, emblematiche figure di una Mitteleuropa  al tramonto che cercano il significato delle loro sofferte esistenze.



lunedì 29 aprile 2013

Sophie

Sophie è il terzo libro che riguarda la saga della famiglia Mágocsy.
Sophie è una nipote di Greta e la sua vicenda è ambientata negli anni Dieci del Novecento. La sua esperienza inizia praticamente in Serbia dove si reca nel 1914, al seguito di suo padre, diplomatico austroungarico, e attraversa, con varie avvincenti avventure, la Prima Guerra mondiale e la Rivoluzione Bolscevica, fino a giungere alla vigilia della Repubblica di Weimar. La Storia si intreccia con l'avventura sentimentale e le trame oscure dell'onnipotente Bűro. In questo romanzo è descritto minuziosamente il "meccanismo" storico che ha fatto scattare la devastante guerra che ha cambiato il volto dell'Europa, un "meccanismo" oserei dire scientifico che non può essere imputato al caso e che diventa particolarmente interessante  nel centenario dello scoppio della Prima Guerra mondiale. Questa indagine approfondisce i legami tra le grandi Potenze dell'epoca: essi disegnano un quadro storico politico che - con le dovute differenze - ha qualche impressionante somiglianza con la situazione europea odierna, specialmente in campo sociale e culturale.



domenica 28 aprile 2013

Greta

   
Vorrei parlare di Greta, la protagonista dell'omonimo romanzo della Crabba Editions, il secondo della saga che ho scritto, dopo "Rincorsa dal Destino" edito da Sonzogno. Greta è una giovane aristocratica, è austriaca e vive il clou delle sue avventure negli anni Ottanta dell'Ottocento. Il matrimonio la conduce a Berlino, la capitale di quello che io chiamo - per distinguerlo dall'Impero Asburgico - il Kaiserreich. Nel libro si parla appunto della diversità di questi due Imperi: uno ( l'Asburgico) che affonda le sue radici ideali nell'antico Sacro Romano Impero, nel feudalesimo, in una concezione della dignità dell'uomo, nobile per quello che è, di un uomo che vale per  se stesso, per sua integrità  più che per la sua ricchezza. L'altro (il neonato Impero Tedesco) basato  soprattutto sul denaro e sulla potenza della nuova Industria  germanica e del nuovo Esercito tedesco. Ed è a questo proposito che nel romanzo ricordo Theodore Fontaine, il cantore delle bianche spiagge baltiche prima dell'industrializzazione.
In questo contesto   si svolgono l'avventura e le vicende di Greta, che vive appunto questa dicotomia, questa diversa visione della realtà e della vita europea, ormai proiettate verso la seconda rivoluzione industriale che decanta le conquiste del progresso mentre si avvia inconsapevole verso la devastante Prima Guerra mondiale. Guerra preparata dalla crescente  aggressività delle Grandi Potenze oltre che dalle oscure trame di una perversa consorteria, il Bűro, trame in cui Greta si trova  coinvolta e che arricchiscono la narrazione di azione e suspence...