2016 anno bisesto

martedì 30 luglio 2013

Libertà 2 - Alberi e alberi


* Aforismi di Thomas Jefferson:

1- "Il Dio che ci ha donato la vita, allo stesso tempo ci ha donato la libertà"'

2-"L'albero della libertà deve essere rinvigorito di tanto in tanto con il sangue dei patrioti e dei tiranni. Esso ne rappresenta il concime naturale."


* Enciclica "Veritatis splendor"- 1993 -paragr. 35:

Leggiamo nel libro della Genesi: «Il Signore Dio diede questo comando all'uomo: "Tu potrai mangiare di tutti gli alberi del giardino, ma dell'albero della conoscenza del bene e del male non devi mangiare, perché, quando tu ne mangiassi, certamente moriresti"«(Gn 2,16-17).
Con questa immagine, la Rivelazione insegna che il potere di decidere del bene e del male non appartiene all'uomo, ma a Dio solo. L'uomo è certamente libero, dal momento che può comprendere ed accogliere i comandi di Dio.
 Ed è in possesso d'una libertà quanto mai ampia, perché può mangiare «di tutti gli alberi del giardino». Ma questa libertà non è illimitata: deve arrestarsi di fronte all'«albero della conoscenza del bene e del male», essendo chiamata ad accettare la legge morale che Dio dà all'uomo. In realtà, proprio in questa accettazione la libertà dell'uomo trova la sua vera e piena realizzazione.

Quale albero?


domenica 28 luglio 2013

I "campi aperti" e altre considerazioni

Nei campi aperti le terre di ciascun agricoltore non solo non sono separate da siepi, ma le decisioni sopra le coltivazioni di ciascuna zona sono prese in comune tra vicini, nel rispetto delle  tradizioni.
Nei  campi chiusi, invece, ci sono differenze fisiche tra gli appezzamenti e ciascun agricoltore è libero di coltivare il terreno nel modo che più gli piace.
Dall' Illuminismo in poi si ha il passaggio di molte zone d' Europa da un sistema di campi aperti ad uno di campi chiusi.
Il fenomeno fu dato da un lato dalla convinzione che una agricoltura moderna e capace poteva  sfamare una popolazione che cresceva in modo esponenziale,  dall'altro che lasciare " libero" qualche appezzamento perché ne usufruissero i più bisognosi, non fosse " razionale", cioè competitivo.
Interesso'  dapprima l'Inghilterra  fin dal '600, poi gradatamente molti altri paesi compresa la Sardegna con l'editto delle chiudende.
Il sistema dei "campi aperti" fu il prevalente sistema agricolo in Europa dal Medioevo.

I "campi aperti" permettevano nel Medioevo un'economia di sopravvivenza  alle classi piu' povere. C'erano appezzamenti di terreno dove era possibile per chiunque raccogliere legna, mais, spighe di grano, verdura. Queste consuetudini dettate dal concetto di " condivisione", " solidarietà ", introdotto dal cristianesimo  diffuso in tutta  l'Europa, facevano di questo continente uno spazio sensibile  e gratuito ai bisogni primari dell'uomo. 
Con l'arrivo dell'illuminismo, della "ragione", questa consuetudine cessò.
Si voleva creare un Mondo Nuovo, un' Europa nuova.
Era, naturalmente, più "razionale" destinare ogni appezzamento a un'agricoltura intensiva ( che facesse "guadagnare" comunque) a scapito  di ciò  che non faceva far soldi ma andava incontro a chi aveva bisogno.
Questo è solo un piccolo esempio della cultura introdotta dall'Illuminismo e dalla rivoluzione industriale.
Cultura, combattuta nel XIX  e XX secolo dalle dottrine laburiste e socialiste in parte e da quelle cristiane in particolare, che, attraverso il contrasto di questa mentalità hanno  permesso ( dopo ben due guerre derivate proprio dall'egoismo di certe ideologie) un diffuso benessere nell'occidente durante la seconda meta del XX secolo.
Ma nel XXI secolo la tendenza che si delinea, in nome di una cultura finanziaria che vuole  sopra ogni cosa i "conti in pareggio" ( e che ricorda  la dottrina  di fine Ottocento in Italia,  della lira che doveva fare  "aggio" sull'oro, con  tutte le conseguenze della tassa sul macinato ...e degli interventi alla Bava Beccaris) sembra che l'Europa voglia dimenticare ancora una volta le necessita'  concrete dell'uomo in nome di  astratti " conti in regola" e di " efficienze finanziarie" .
E' questa l'Europa che vogliamo?

mercoledì 24 luglio 2013

Libertà 1

Nessuno può essere libero se costretto ad essere simile agli altri. 
(Oscar Wilde)

mercoledì 17 luglio 2013

Francisco Goya - I disastri delle guerre e delle rivoluzioni

     


Il "3 di maggio", "Colossus", "Saturno divora i suoi figli": tre delle celebri opere di Francisco Goya ci dimostrano cosa il pittore pensasse di guerre e rivoluzioni.
"Sonno" della Ragione? Ma è dall'illuminata Ragione della Rivoluzione Francese che si apre il XIX secolo delle guerre napoleoniche...
Diciamo piuttosto dal "sogno" della Ragione: una Ragione che con la guerra e l'imposizione dei suoi dogmi voleva opporsi a tutte le guerre.
"Sogno", appunto...

martedì 16 luglio 2013

“El sueño de la razon produce monstruos”


   


Disquisizione sul "Capricho" n. 43 di Francisco Goya

Nella lingua spagnola la parola “sueño” significa sia “sogno”  che  “sonno”.


Ma nella lingua di Calderon de la Barca dove   “la vida es un sueño”, il significato di “sogno” prevale su quello di “sonno”:  il “sonno” vero e proprio, infatti è espresso più adeguatamente da un verbo:  “dormirse”, “il dormire”.


In italiano, però,  “sonno” è  l’unica  traduzione  a cui si ricorre sempre per  questa frase.
Basta andare nel web per vedere come NON una volta  si prenda in considerazione il significato alternativo  a "sonno" cioe' "sogno" , molto piu' calzante nell'intera opera di Goya (inserire la frase, tema del post, in un qualsiasi motore di ricerca per redersene conto). Il "sogno" della ragione, infatti, puo' portare a risultati spesso non brillanti...
Perché questa voluta ambiguità, questo difetto interpretativo troppo rapidamente ammannito come unico e vero - quando si tratta più di  un luogo comune che della realtà - ai palati più grossolani?

E' una questione di politically  correct. 
Non  e' possibile che Goya abbia idee cosi' oscurantiste...

Il “politicamente corretto” , infatti non ammette che un grande pittore come Goya, gigante della pittura spagnola tra il XVIII e il XIX sec. – un artista che ha cavalcato in pittura Barocchetto, Neoclassicismo, Romanticismo fino addirittura a precorrere Impressionismo ed Espressionismo nella sua parabola artistica – possa aver proclamato:




             IL SOGNO DELLA RAGIONE GENERA MOSTRI.



Ma chi meglio di lui, vissuto alla fine di quel XVIII secolo che ha visto all’opera quel meraviglioso strumento “razionale” che fu la ghigliottina, poteva affermare  una frase più calzante?

Testimone degli orrori perpetrati dalla Rivoluzione Francese e dal “Terrore”, periodo obbligatoriamente consequenziale alla stagione della “Ragione Illuminata” (non dimentichiamo mai che il cervello umano che produce la “razionalità” può sempre impazzire…), Francisco Goya non poteva chiudere altrimenti  la sua esperienza pittorica. La quale, nei suoi epigoni, raggiunge vette profetiche di Espressionismo ante litteram: l’Espressionismo pittorico, infatti, che si affermerà in Germania e nei paesi nordici  tra il 1910 e il 1932,  prelude e prevede l’avvento dell’ideologia nazista, del  “Secolo breve”, dei campi di sterminio, dei Gulag e dei suoi orrori.



Ideologia e orrori che sono figlie primogenite di quell’Illuminismo che tanto contava sulla sola ragione umana e aveva fatto tabula rasa di tutto ciò che essa non poteva spiegare “razionalmente”.

Come la Fede cristiana, ad esempio.

lunedì 15 luglio 2013

Hannah Arendt

«Il diritto alla libera associazione, e quindi alla discriminazione, ha maggiore validità rispetto al principio di uguaglianza».
(Hannah Arendt)

lunedì 10 giugno 2013

VACLAV BELOHRADSKY: Austria felix, Europa felix?

VACLAV BELOHRADSKY in quel bellissimo saggio “Quel grande sogno sul Danubioapparso nel novembre del 1998 sul n. 47 del settimanale “IL SABATO” (p. 34-35) sostiene che “…solo nel segno di un'idea superiore si possono fondare gli imperi, mentre le nazioni possono costituire soltanto degli Stati egoisti e aggressivi. I veri «imperi» nascono, quando alle unità naturali si aggiunge «un elemento soprannaturale divino, che le trascina in alto al di sopra di se stesse: una rivelazione o un'idea superiore» …” E questo è il concetto che ha permesso all’Impero asburgico di sopravvivere come erede del Sacro Romano impero fino alla sua dissoluzione nel 1918.

Ma perché avvenne questa dissoluzione? E’ ancora Belohradsky che ce ne indica la ragione: “: La razionalità impersonale della legalità con le sue regole inflessibili si sostituiva dappertutto alla legittimità. La legalità si è separata così da ogni riferimento ad un'istanza trascendente: la legalità dello Stato austriaco è diventata perfettamente «autoreferenziale» …”

Ma quale era la “legittimità” dell’impero asburgico, quel collante, quell’ “elemento superiore” che ad un certo punto viene sostituito dalla legalità?  Esso nasceva dalle radici cristiane che, alla caduta dell’impero romano, avevano cominciato a fiorire creando lentamente quella “koinè” che aveva plasmato l’uomo europeo. Quando queste radici sono state messe in discussione dalla visione kantiana dello stato, quando la vita, l’esperienza, l’humanitas naturaliter christiana si sono volute imprigionare nell’astratta Virtù della Legge, l’impero asburgico ha cominciato a morire.

Se noi guardiamo il faticoso tentativo dell’Europa odierna di darsi un assetto comune vediamo che essa è già caduta nell’errore fatale in cui più di cento anni fa è caduto l’impero d’Austria: rifiutare di fatto l’unico collante capace di farne una realtà viva, di ampio respiro, scegliendo la via impersonale delle leggi e del mercato (foriero delle “sue” leggi).

Concludeva   ancora Belohradsky nel 1998: …Tutta l'Europa si trova oggi nella situazione dell'Impero d'Austria. Essa è un insieme di apparati che funzionano più o meno bene…. La riduzione della legittimità alla legalità è diventata la strategia generale per evitare i conflitti attorno ai problemi reali, imposti, cioè, dall'esperienza degli uomini… la banalità come fondamento della vita comune: ecco l'Europa oggi…”

E’ qualcosa su cui riflettere.