2016 anno bisesto

mercoledì 17 luglio 2013

Francisco Goya - I disastri delle guerre e delle rivoluzioni

     


Il "3 di maggio", "Colossus", "Saturno divora i suoi figli": tre delle celebri opere di Francisco Goya ci dimostrano cosa il pittore pensasse di guerre e rivoluzioni.
"Sonno" della Ragione? Ma è dall'illuminata Ragione della Rivoluzione Francese che si apre il XIX secolo delle guerre napoleoniche...
Diciamo piuttosto dal "sogno" della Ragione: una Ragione che con la guerra e l'imposizione dei suoi dogmi voleva opporsi a tutte le guerre.
"Sogno", appunto...

martedì 16 luglio 2013

“El sueño de la razon produce monstruos”


   


Disquisizione sul "Capricho" n. 43 di Francisco Goya

Nella lingua spagnola la parola “sueño” significa sia “sogno”  che  “sonno”.


Ma nella lingua di Calderon de la Barca dove   “la vida es un sueño”, il significato di “sogno” prevale su quello di “sonno”:  il “sonno” vero e proprio, infatti è espresso più adeguatamente da un verbo:  “dormirse”, “il dormire”.


In italiano, però,  “sonno” è  l’unica  traduzione  a cui si ricorre sempre per  questa frase.
Basta andare nel web per vedere come NON una volta  si prenda in considerazione il significato alternativo  a "sonno" cioe' "sogno" , molto piu' calzante nell'intera opera di Goya (inserire la frase, tema del post, in un qualsiasi motore di ricerca per redersene conto). Il "sogno" della ragione, infatti, puo' portare a risultati spesso non brillanti...
Perché questa voluta ambiguità, questo difetto interpretativo troppo rapidamente ammannito come unico e vero - quando si tratta più di  un luogo comune che della realtà - ai palati più grossolani?

E' una questione di politically  correct. 
Non  e' possibile che Goya abbia idee cosi' oscurantiste...

Il “politicamente corretto” , infatti non ammette che un grande pittore come Goya, gigante della pittura spagnola tra il XVIII e il XIX sec. – un artista che ha cavalcato in pittura Barocchetto, Neoclassicismo, Romanticismo fino addirittura a precorrere Impressionismo ed Espressionismo nella sua parabola artistica – possa aver proclamato:




             IL SOGNO DELLA RAGIONE GENERA MOSTRI.



Ma chi meglio di lui, vissuto alla fine di quel XVIII secolo che ha visto all’opera quel meraviglioso strumento “razionale” che fu la ghigliottina, poteva affermare  una frase più calzante?

Testimone degli orrori perpetrati dalla Rivoluzione Francese e dal “Terrore”, periodo obbligatoriamente consequenziale alla stagione della “Ragione Illuminata” (non dimentichiamo mai che il cervello umano che produce la “razionalità” può sempre impazzire…), Francisco Goya non poteva chiudere altrimenti  la sua esperienza pittorica. La quale, nei suoi epigoni, raggiunge vette profetiche di Espressionismo ante litteram: l’Espressionismo pittorico, infatti, che si affermerà in Germania e nei paesi nordici  tra il 1910 e il 1932,  prelude e prevede l’avvento dell’ideologia nazista, del  “Secolo breve”, dei campi di sterminio, dei Gulag e dei suoi orrori.



Ideologia e orrori che sono figlie primogenite di quell’Illuminismo che tanto contava sulla sola ragione umana e aveva fatto tabula rasa di tutto ciò che essa non poteva spiegare “razionalmente”.

Come la Fede cristiana, ad esempio.

lunedì 15 luglio 2013

Hannah Arendt

«Il diritto alla libera associazione, e quindi alla discriminazione, ha maggiore validità rispetto al principio di uguaglianza».
(Hannah Arendt)

lunedì 10 giugno 2013

VACLAV BELOHRADSKY: Austria felix, Europa felix?

VACLAV BELOHRADSKY in quel bellissimo saggio “Quel grande sogno sul Danubioapparso nel novembre del 1998 sul n. 47 del settimanale “IL SABATO” (p. 34-35) sostiene che “…solo nel segno di un'idea superiore si possono fondare gli imperi, mentre le nazioni possono costituire soltanto degli Stati egoisti e aggressivi. I veri «imperi» nascono, quando alle unità naturali si aggiunge «un elemento soprannaturale divino, che le trascina in alto al di sopra di se stesse: una rivelazione o un'idea superiore» …” E questo è il concetto che ha permesso all’Impero asburgico di sopravvivere come erede del Sacro Romano impero fino alla sua dissoluzione nel 1918.

Ma perché avvenne questa dissoluzione? E’ ancora Belohradsky che ce ne indica la ragione: “: La razionalità impersonale della legalità con le sue regole inflessibili si sostituiva dappertutto alla legittimità. La legalità si è separata così da ogni riferimento ad un'istanza trascendente: la legalità dello Stato austriaco è diventata perfettamente «autoreferenziale» …”

Ma quale era la “legittimità” dell’impero asburgico, quel collante, quell’ “elemento superiore” che ad un certo punto viene sostituito dalla legalità?  Esso nasceva dalle radici cristiane che, alla caduta dell’impero romano, avevano cominciato a fiorire creando lentamente quella “koinè” che aveva plasmato l’uomo europeo. Quando queste radici sono state messe in discussione dalla visione kantiana dello stato, quando la vita, l’esperienza, l’humanitas naturaliter christiana si sono volute imprigionare nell’astratta Virtù della Legge, l’impero asburgico ha cominciato a morire.

Se noi guardiamo il faticoso tentativo dell’Europa odierna di darsi un assetto comune vediamo che essa è già caduta nell’errore fatale in cui più di cento anni fa è caduto l’impero d’Austria: rifiutare di fatto l’unico collante capace di farne una realtà viva, di ampio respiro, scegliendo la via impersonale delle leggi e del mercato (foriero delle “sue” leggi).

Concludeva   ancora Belohradsky nel 1998: …Tutta l'Europa si trova oggi nella situazione dell'Impero d'Austria. Essa è un insieme di apparati che funzionano più o meno bene…. La riduzione della legittimità alla legalità è diventata la strategia generale per evitare i conflitti attorno ai problemi reali, imposti, cioè, dall'esperienza degli uomini… la banalità come fondamento della vita comune: ecco l'Europa oggi…”

E’ qualcosa su cui riflettere.

venerdì 7 giugno 2013

Mayerling


Nella notte tra il 29 e il 30 gennaio 1889 avvenne la tragedia di Mayerling. Come riportarono ampiamente i giornali di tutta Europa nelle settimane successive, il Krönprinz Rodolfo d’Asburgo si uccise insieme alla giovane Maria Vetsera nella residenza di Mayerling. Queste le informazioni ufficiali fornite della Corte austriaca, informazioni che appunto vennero riprese dai giornali. Ma nelle prime ore dopo la tragedia filtrarono fantasiose e ben diverse ricostruzioni dei fatti, molto differenti dalla versione finale che poi rimase anche nei libri di storia, notizie  apparentemente false, depistanti, negate e ribadite attraverso un gioco di specchi che, almeno nei giorni immediatamente successivi concorse a intorbidare le acque.

Ed  effettivamente se si osserva con uno sguardo più ampio il contesto internazionale di quegli anni e la fatale catena di avvenimenti che da Mayerling si dipartì, è possibile avere dei dubbi. Gli stessi “moventi” che portarono alla tragedia subirono le più bizzarre versioni tanto che, sia le più ovvie che le più arzigogolate, potevano fornire ragionevoli interpretazioni in merito.

Il romanzo “Greta” della Crabba Editions offre una versione molto diversa dei fatti accaduti, ricostruendo minuziosamente il contesto storico di quel periodo, collegando accadimenti storici apparentemente diversi e non “organici” alla vicenda mescolati a ipotesi che la licenza romanzesca permette. Certamente una lettura nuova e interessante di una storia che, ciclicamente, per i suoi pur sempre enigmatici risvolti viene evocata senza mai dare una risposta definitiva.

sabato 25 maggio 2013

I CANNONI D'AGOSTO 1913- 1914


L’estate del 1913 fu l’ultima estate di pace in Europa. Fu un anno come tanti altri della Belle Époque, con le sue luci e le sue ombre. Negli anni precedenti  c’erano state guerre e guerricciole a contornare il contrasto imperialistico tra le grandi potenze del tempo per il dominio economico mondiale attraverso le colonie.

Le crisi Marocchine

La ribellione dei Giovani Turchi

La guerra Turco Balcanica…

Ma non tutti se ne accorsero. Spesso sembravano  cose lontane per il cuore pulsante  dell’Europa, specialmente per quelle classi agiate che  rappresentavano i gruppi economici più importanti del continente.

A Londra, a Parigi, a Berlino, a Vienna, a Roma le élites continuavano a condurre la vita  di sempre e anche la tragedia dell’anno precedente,  il 14 aprile del 1912, il naufragio del Titanic – l’inaffondabile, lussuoso,  transatlantico uscito dalle officine delle “magnifiche sorti e progressive” - andava già sbiadendosi nell’opinione pubblica, L’esistenza sembrava cristallizzata  in una serie di giorni intercambiabili  tutti ugualmente protesi verso un illimitato sviluppo. Chi avrebbe pensato che si stava correndo verso la catastrofe e che l’anno successivo i cannoni avrebbero tuonato in agosto?

Siamo nel centenario di questi avvenimenti.

1913 - 2013

Vuoi sapere  come potrebbe essere veramente andata? Vai su www.incontralarte.it : GRETA, il volume della Crabbaeditions te lo può raccontare.